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Rispetto al 2007 le famiglie hanno tagliato i consumi per 21,5 miliardi di euro, dice la Cgia. La riduzione maggiore al Sud. Fra le voci di spesa, sono scesi i trasporti ma in dieci anni le telecomunicazioni hanno segnato più 20%

Sabrina Bergamini

Con la crisi sono andati persi 21,5 miliardi di consumi. Sono stati anni difficili dai quali si fa ancora fatica a riprendersi. Alcune voci di spesa sono diminuite più delle altre: accade per i prodotti per la cura della persona e per i medicinali, che segnano meno 13,6% in undici anni; accade per i trasporti, anch’essi in flessione; va in controtendenza l’ampio settore delle telecomunicazioni che segna più 20,1% negli ultimi dieci anni. Sono i dati diffusi qualche giorno fa dall’Ufficio studi della Cgia.

 

«Rispetto al 2007 (anno pre-crisi) le famiglie italiane hanno “tagliato” i consumi per un importo pari a 21,5 miliardi di euro – dice la Cgia – L’anno scorso, la spesa complessiva dei nuclei familiari del nostro Paese è stata pari a poco più di 1.000 miliardi di euro. Nonostante la contrazione, questa voce continua comunque ad essere la componente più importante del Pil nazionale (pari al 60,3 per cento del totale)».

Sud e piccoli negozi

La riduzione maggiore c’è stata al Sud.

«Dal 2007 al 2018 le famiglie meridionali hanno “tagliato” la spesa mensile media di 131 euro (mediamente di 1.572 euro all’anno), quelle del Nord di 78 euro (936 euro all’anno) e quelle del Centro di 31 euro (372 euro all’anno)».

Le vendite al dettaglio in 11 anni sono scese del 5,2 per cento ma con grandi differenze fra grande distribuzione e piccoli negozi. Spiega il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo: «I piccoli negozi e le botteghe artigiane faticano a lasciarsi alle spalle la crisi. Queste imprese vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie e sebbene negli ultimi anni ci sia stata una leggerissima ripresa, i benefici di questa inversione di tendenza non si sentono. Dal 2007, anno pre-crisi, al 2018 il valore delle vendite al dettaglio nei negozi di vicinato è crollato del 14,5 per cento, nella grande distribuzione, invece, è salito del 6,4 per cento. Questo trend è proseguito anche nei primi 9 mesi del 2019: mentre nei supermercati, nei discount e nei grandi magazzini le vendite sono aumentate dell’1,2 per cento, nelle botteghe e nei negozi sotto casa la contrazione è stata dello 0,5 per cento».

I consumi per settori

Fra il 2007 e il 2018 la flessione più ampia ha riguardato l’acquisto di beni, che ha perso il 10,3%, mentre per i servizi si registra più 7%. Interessanti i dati di dettaglio: i beni non durevoli (prodotti per la cura della persona, medicinali, detergenti per la casa) sono crollati del 13,6%, quelli semidurevoli (abbigliamento calzature, libri) si sono ridotti del 4,5% e quelli durevoli (auto, articoli di arredamento, elettrodomestici) del 2,8%. La caduta dell’acquisto dei beni è proseguita anche quest’anno: tra il primo semestre 2019 e lo stesso periodo del 2018 la contrazione è stata dello 0,4% con una punta del -1,1 per cento dei beni non durevoli. In crescita invece i beni durevoli (più 2,9% quest’anno).

Tra le voci di spesa più significative, spiega la Cgia, va segnalata quella dei trasporti (auto, carburanti, biglietti di treni, bus, tram) che in 11 anni segnano una caduta del 16,8%. Ancora quest’anno sono in flessione dell’1%. Diverso invece l’andamento per le telecomunicazioni, dunque per cellulari, servizi telefonici e tablet, che negli ultimi 10 anni segnano un aumento del 20,1% e nell’ultimo anno registrano +7,7%.