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“Un’altra agricoltura è possibile”. Senza caporalato, senza sfruttamento dei migranti nei campi, senza ghetti dove si vive in condizioni subumane, con filiere trasparenti e prodotti che uniscono diritti dei lavoratori e tutela dell’ambiente. Questo l’obiettivo di un progetto di inclusione sociale attraverso l’agricoltura che prende il via oggi, ideato e avviato dall’associazione Terra! in un’area della Puglia, la Capitanata, molto esposta a fenomeni di sfruttamento dei braccianti e di caporalato. Il progetto si chiama “In campo! Senza caporale!” e vuole creare una rete  di aziende sostenibili che accolgano lavoratori migranti, finora confinati nei ghetti, per sviluppare filiere di produzione trasparenti.

 

Sostiene il direttore di Terra! Fabio Ciconte: “Mentre il Ministro dell’Agricoltura Centinaio dichiara di voler svuotare la legge sul caporalato, siamo alle porte di una nuova stagione di raccolta del pomodoro, e ancora una volta migliaia di persone saranno costrette a lavorare per intere giornate sotto il sole, senza diritti e senza tutele. Con questo progetto vogliamo dimostrare che un altro modo di fare agricoltura è possibile. Restituire dignità ai lavoratori agricoli segregati nei ghetti non è soltanto un atto dovuto, ma può diventare il primo passo verso il rilancio di un’agricoltura di qualità, senza caporalato”.

Saranno stanziate borse di lavoro retribuite (il progetto è sostenuto dal Fondo di Beneficenza Intesa Sanpaolo S.p.A) e i lavoratori stranieri saranno inseriti per dieci mesi all’interno di alcune aziende biologiche dell’area di Cerignola, fra le quali anche le cooperative sociali Altereco e Pietra di Scarto, che operano su beni confiscati alla mafia. Durante il tirocinio, i partecipanti saranno supportati da un gruppo di docenti selezionati da Terra! che in aula e sul campo offriranno loro un percorso di formazione professionale in ambito agricolo (dalla produzione in biologico alla commercializzazione dei prodotti), nonché approfondimenti sulla legislazione vigente in termini di contratti di lavoro e permessi di soggiorno. Datori di lavoro e lavoratori realizzeranno un prodotto etico e trasparente. I proventi saranno reinvestiti per garantire la continuità del rapporto lavorativo dopo la fine del progetto. E i lavoratori alloggeranno nel contesto urbano di Cerignola.

Il progetto, spiega Terra!, nasce dall’esperienza maturata in questi anni! con inchieste e campagne sulle filiere alimentari e il caporalato. In particolare, la Campagna #FilieraSporca ha evidenziato gli elementi disfunzionali di alcune produzioni simbolo del Made in Italy, ricostruendo il percorso dei prodotti dal campo allo scaffale del supermercato per poi spingere la politica e le aziende a incrementare la trasparenza delle filiere. “Quelle condizioni inaccettabili di lavoro che oggi sono sotto gli occhi di tutti resistono grazie a un sistema miope, che comprime i costi del lavoro per poter vendere i prodotti a prezzi scandalosamente bassi – conclude Ciconte –  Garantire completa trasparenza nei prezzi e nell’etichettatura può consentire al consumatore di orientare le politiche della grande distribuzione e dell’industria, riducendo fenomeni come il lavoro nero e il caporalato. Invece di affossare la normativa, Governo e Parlamento agiscano sulle cause dello sfruttamento: lo abbiamo chiesto in una lettera aperta inviata a tutti i parlamentari, ora vogliamo risposte”.