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Secondo un’indagine di Facile.it circa 210 mila famiglie negli ultimi tre anni hanno chiesto un prestito per l’arrivo di un figlio. Servono quasi 7 mila euro dalla gravidanza al primo anno. Si continua poi col nido privato. L’aiuto arriva spesso dai nonni

Sabrina Bergamini

Arriva il bebè, arriva il soccorso dei nonni. L’aiuto economico dei nonni puntella il bilancio familiare della famiglia che si sta formando già durante la gravidanza, perché per oltre la metà dei genitori è necessario un sostegno in più per fronteggiare le spese ordinarie legate a visite, analisi e preparativi del corredo. E continua durante i primi anni di vita, quando ci si deve destreggiare fra pappe, pannolini, vestitini e passeggini. Si tratta di migliaia di euro. Quanti?

 

Fra gravidanza e primo anno di vita del neonato si spendono in media quasi 7 mila euro. Il secondo figlio (forse perché una parte di corredo già c’è, forse perché si diventa più bravi con le spese) costa un po’ meno: poco sopra i 5500 euro in media. Risultato? Chi non ha nonni, zii e zie disponibili, familiari con qualche risparmio da parte, richiede un prestito. Facile.it stima che durante gli ultimi tre anni circa 210 mila famiglie abbiano chiesto un prestito per l’arrivo di un figlio.

Il dato viene dall’indagine fatta per Facile.it da mUp Research e Norstat: nel corso degli ultimi 3 anni, circa 210.000 famiglie, ovvero il 13,3% del campione analizzato, hanno chiesto un prestito per sostenere i costi legati alla gravidanza o al primo anno di vita del figlio.

Poi si passa alle spese per babysitter e nido privato perché, in un’Italia carente di posti nido pubblico, moltissimi genitori devono ricorrere ancora a terzi, ai nonni prima di tutto, per sostenere le spese e far quadrare il bilancio familiare.

Si parte dai nove mesi di gravidanza…

Secondo quanto emerso dall’indagine, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione italiana con figli di età compresa fra 0 e 3 anni, per le sole spese “ordinarie” legate ai 9 mesi di gravidanza – includendo visite, analisi, farmaci, abbigliamento, culla e tutto il necessario in vista dell’arrivo del bebè – in media si spendono 3.411 euro per il primo il primo figlio e 2.754 euro dal secondo in poi. La prima gravidanza, insomma, pare costare il 24% in più.

Sono cifre di tutto rispetto e mettono in difficoltà le famiglie. Tanto che per oltre la metà, il 52,6% di chi ha partecipato al sondaggio, risparmi e contributi statali non sono stati sufficienti e si è fatto ricorso all’aiuto di terzi. E così nella maggior parte dei casi sono stati i nonni a saldare il conto (43,5%), ma sono molte, circa 125.000, le famiglie che hanno chiesto un prestito già durante i 9 mesi della gravidanza.

In particolare, nel 5,2% dei casi il prestito è stato chiesto ad un familiare, mentre nel 3,4% a una società di credito. A livello territoriale, la tendenza a chiedere un prestito è maggiore nelle regioni del Meridione, più bassa tra le famiglie del Nord Est. E in questa cifra non si tiene conto di quanti hanno sostenuto spese “straordinarie” come l’acquisto di un’auto nuova o la ristrutturazione della casa o l’acquisto/affitto di un’abitazione più grande.

… si continua con oltre 3500 euro nel primo anno

I costi salgono ancora quando il bebè finalmente arriva. Fra pannolini e pappe, vestitini, corredo, visite e quant’altro, le famiglie spendono in media 3.577 euro per il primo figlio (un po’ meno, 2.811 euro, dal secondo in poi).

Anche in questo caso sono molti, quasi il 40% dei rispondenti, coloro che hanno dichiarato di aver fatto fronte a tali costi ricorrendo a terzi. E i terzi sono in gran parte nonni o familiari stretti che hanno sostenuto le spese con risorse proprie (29,1%).

Ci sono però circa 155.000 famiglie che hanno chiesto un prestito (9,8%), suddivise tra coloro che si sono rivolte ad un familiare (6,2%) o a una società di credito (4,6%). In questo caso si fa maggiore ricorso al prestito nelle regioni del Centro Italia e, ancora, al Sud.

… e poi c’è il nido privato

I posti nido pubblici sono pochi, lo dicono tutte le ricerche esistenti, e anche l’indagine di Facile.it stima che nel 2019 meno di una famiglia su tre abbia avuto accesso a una struttura pubblica.

Il risultato è che si paga per il privato, che sia nido o babysitter. Nel dettaglio, il 40% circa delle famiglie ha fatto ricorso ad una soluzione a pagamento. Il 31,7% ha iscritto il figlio ad un nido privato, il 12,5% ha scelto una babysitter per accudire i piccoli in assenza dei genitori.

Il nido privato naturalmente ha costi considerevoli. In media lo scorso anno si deve mettere in conto una cifra di 531 euro al mese, ma dipende molto dalle aree di residenza. La spesa media varia infatti dai 639 euro al mese al Nord Ovest, ai 569 nel Nord Est. Al Centro servono 569 euro al mese, mentre il nido privato costa meno al Sud e nelle Isole (430 euro).

Per far fronte a queste spese, dice l’indagine, l’8,5% degli intervistati, pari ad oltre 41mila famiglie, ha chiesto un prestito a familiari o società di credito; percentuale che raggiunge il 15% nelle regioni del Nord ovest, dove i costi sono nettamente più alti.

Scendono solo un po’ i costi di chi sceglie la babysitter. Nel 2019 le famiglie italiane che hanno utilizzato questo servizio hanno pagato, in media, 464 euro al mese.