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Ripresa degli investimenti, aumenti delle bollette e segnali di miglioramento della qualità del servizio. Quali scelte farà il governo sulla risorsa idrica?

Mauro Zanini

Forti cambiamenti stanno investendo il servizio idrico integrato: la nuova governance uscita dopo il referendum del 2011 con le linee politiche e di indirizzo del Ministero dell’Ambiente; i compiti di “regolazione” di Arera, gli standard minimi di “qualità contrattuale “e il nuovo metodo  tariffario; la ripresa degli investimenti; il ruolo dei 62 Enti di Governo di Ambito-EGA sul territorio, dei gestori del servizio idrico integrato  e delle Associazioni dei consumatori e comitati locali.

Queste importanti novità fanno emergere l’esigenza che si lanci una “grande campagna” nel paese, per coinvolgere i cittadini e  promuovere la conoscenza dei cambiamenti intervenuti, per cogliere le loro aspettative e renderli partecipi alle scelte future  dei processi in atto e delle nuove tutele, in un quadro di  risorse limitate del nostro pianeta.

 

La struttura tariffaria

Il cambiamento ha riguardato anzitutto la “struttura tariffaria”, con l’evoluzione dalle tariffe Cipe degli anni ’70 all’attuale Metodo Tariffario Idrico (MIT) varato da Arera, che ha superato il vaglio dei ricorsi e del Consiglio di Stato da parte delle Associazioni consumatori, dei Comitati per l’acqua bene comune e dei Gestori del servizio idrico, e che ora vede la sua applicazione per gli  anni 2016-2019 e la predisposizione del nuovo (in fase di consultazione) da parte di Arera per il periodo 2020-2024.

Contestualmente si sta dando applicazione al nuovo Testo Integrato dei Corrispettivi idrici -TICSI (nuova struttura tariffaria ) dal 1 gennaio 2018,  che prevede per la quota variabile del servizio acquedotto per le utenze domestiche residenti l’adozione di un criterio di consumo “procapite“ in funzione del numero dei componenti del nucleo familiare.

In via transitoria, in caso di indisponibilità dei dati da parte dei gestori sulla composizione del nucleo famigliare, viene adottato un criterio “procapite standard basato su tre componenti”, per poi  arrivare dal gennaio 2022 (una volta acquisiti i dati aggiornati sulla composizione dei nuclei famigliari) a regime con il sistema su tutto il territorio nazionale.

Una riforma ispirata a principi di “equità”, in grado di assicurare una compartecipazione degli utenti in linea con i costi del servizio, rimuovendo i sussidi incrociati tra utenze, favorendo una lotta agli sprechi e un consumo responsabile e sostenibile. Una rivoluzione nella “struttura” preceduta  negli anni ’90 dalla riduzione del numero delle tariffe applicate sul territorio nazionale (prima del 1994 ogni comune aveva un proprio sistema tariffario);  nonostante ciò siamo ancora in presenza di una forte eterogeneità delle tariffe che va ulteriormente ridotta.

La struttura della bolletta

Cambiamenti anche nella struttura della bolletta che solo nei 60% del paese è stata recepita seppur con ritardo riguardo alle “nuove articolazioni tariffarie e delle fasce di consumo”. Nei fatti solo nel 25% dei casi della popolazione si ritrova applicata già a regime la nuova struttura, abolendo o riducendo di fatto i sussidi incrociati tra famiglie  monocomponente e famiglie numerose, queste ultime penalizzate dalla struttura progressiva degli scaglioni di consumo previgente.

Un impatto che senza una adeguata informazione, essendo retroattiva con applicazione dal gennaio 2018, sta generando un aumento medio per le famiglie “mononucleari “di circa il 15% e di converso un calo per le famiglie numerose con almeno 5 componenti di un 12-13%.

In molti territori stanno arrivando le bollette con la nuova fatturazione a conguaglio, determinando proteste e tante richieste di chiarimenti.

Dove è stata scelta una applicazione” transitoria” a regime al 2022 delle prescrizioni di Arera con un impatto modesto sul superamento dei sussidi incrociati fra le famiglie, avendo preso a riferimento una famiglia tipo di tre persone con un consumo di 150 mc annui, questo non sta generando  grandi scostamenti  tariffari.

Resta il fatto che nel  40% del paese, in particolare al Sud, nulla sta cambiando e comunque  c’è un forte ritardo per l’attuazione alla riforma tariffaria.

Investimenti urgenti

D’altra parte bisogna essere tutti consapevoli dell’urgenza di forti investimenti per nuovi depuratori laddove non esistono o per sostituire quelli obsoleti, per completare la copertura del servizio fognatura su tutto il territorio, ridurre le perdite di acqua che in alcuni casi sono ingenti (51,4% al Sud, 48% Centro, 39,4% Nordest e 30,4 % Nordovest). Costi che nel piano tariffario risultano caricati per il 75% mediamente sulle utenze e solo il 25 % con risorse pubbliche o risorse proprie. Bisogna spostare l’asse della compartecipazione dal cittadino utente alla fiscalità generale, oggi troppo sbilanciata a sfavore dei cittadini utenti.

Va pur riconosciuto che gli investimenti ora sono riconosciuti  in tariffa solo dopo che  l’investimento è stato realizzato e c’è un salto di qualità sul versante delle realizzazioni degli stessi,  che ora si attesta a livelli superiori al’86% a fronte di un quadro del 56% del tasso di realizzazione di 10 anni fa. C’è di positivo che si è passati da una forte ripresa degli investimenti che è triplicata dal valore più basso del 2011 al quadriennio 2016-2019 con gli attuali 3,2 mld annui.

Standard minimi

Inoltre stiamo assistendo finalmente ad una regolazione degli standard minimi in tutto il territorio nazionale sulla qualità dell’erogazione del servizio idrico: i tempi di allaccio, fornitura e attesa agli sportelli; le rettifiche di fatturazione; i tempi di  risposte ai reclami scritti degli utenti; le rateizzazioni dei pagamenti; forme di indennizzo automatico in caso di non rispetto degli standard delle carte dei servizi dei gestori, laddove nel 2017 sono stati erogati indennizzi per 5 milioni di euro.

Il bonus idrico

Sul Bonus sociale idrico per le famiglie incapienti o in difficoltà economica che rientrano nei parametri ISEE stabiliti dal Governo, in presenza di un tasso di morosità incolpevole elevato (ben superiore ad energia e gas), si deve fare molto di più per aiutare veramente le famiglie in difficoltà economica. Troppo basso il parametro di 50 lt. al giorno a persona per il minimo vitale; il bonus non deve essere limitato alla componente idrica della bolletta ma anche alla quota fognatura, depurazione, imposte etc.

Acqua, le sfide

Il maggiore intervento pubblico con risorse pubbliche in una Economia Green, come dichiara il   Presidente del Consiglio Conte, deve dare dei segnali forti già dalla Finanziaria 2020 sul piano degli investimenti. Il fronte del dissesto idrogeologico del territorio, i cambiamenti climatici con lo scioglimento dei ghiacciai, i bacini idrografici, le emergenze che si aggravano ogni anno, richiedono uno sforzo eccezionale per ridurre le perdite e preservare in un circuito virtuoso la risorsa idrica.

Infine, il governo dovrà inoltre trovare sintesi sui due Disegni di legge, uno dei 5 Stelle e l’altro del PD, sul tema della “risorsa idrica bene comune”, con forti differenze fra i due partiti sull’impatto dei costi, la sostenibilità e regolazione e governance, il ruolo di ARERA e Ministero dell’Ambiente etc.

E’ auspicabile un confronto nel merito dei problemi, partendo dal presupposto che la risorsa acqua è un bene pubblico e un bene comune intangibile, ma la gestione del servizio può avere diverse forme come avviene tutt’ora.

La vera sfida che interessa ai cittadini è sulla qualità del servizio standard e sugli investimenti, sulle bollette trasparenti e comprensibili, sulla  misurazione dei risultati, sulla maggiore efficienza del servizio,  con costi contenuti e parametri di valutazione su cui misurare le politiche per la risorsa idrica, riconoscendo un ruolo alle associazioni consumatori che vanno coinvolte nel monitoraggio sugli standard e la qualità dei servizi.