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A novembre sono in calo le vendite al dettaglio. Crollano i beni non alimentari, che risentono della pandemia e delle chiusure. Va su il commercio elettronico: più 50%

Sabrina Bergamini

A novembre sono in calo le vendite al dettaglio. La flessione dipende soprattutto dal calo dei prodotti non alimentari, penalizzati dalle misure di chiusura legate all’emergenza Covid.

Su base annua, c’è un tracollo di vendite per una serie di articoli legati al “fuori casa”, come articoli da viaggio, calzature e abbigliamento. Ad aumentare sono invece le dotazioni per informatica e telefonia. Fuori dai negozi, i consumatori fanno acquisti sul web. E infatti a crescere è ancora il commercio elettronico, che segna più 50% rispetto a novembre 2019.

 

L’andamento delle vendite al dettaglio

I dati Istat sulle vendite al dettaglio di novembre 2020 confermano l’impatto delle misure anti-covid e della situazione di emergenza. A novembre si stima per le vendite al dettaglio un calo rispetto a ottobre del 6,9% in valore e del 7,4% in volume.

Aumentano le vendite dei beni alimentari (+1,0% in valore e in volume) mentre le vendite dei beni non alimentari diminuiscono sia in valore sia in volume (rispettivamente del 13,2% e del 13,5%).

«A novembre 2020 – commenta l’Istat – si osserva una diminuzione delle vendite al dettaglio sia rispetto al mese precedente sia su base annua. Il calo è determinato dal comparto dei beni non alimentari, settore fortemente colpito dall’applicazione delle nuove misure di chiusura legate all’emergenza sanitaria; la diminuzione in questo comparto ha investito sia la grande distribuzione (-25,7%) sia, in misura inferiore, le imprese operanti su piccole superfici (-16,9%). Tra le diverse forme distributive si confermano in forte crescita gli acquisti attraverso il commercio elettronico».

Crollano i beni non alimentari

Nel confronto annuale è ancora segno meno. Le vendite al dettaglio, rispetto a novembre 2019, diminuiscono dell’8,1% in valore e dell’8,4% in volume. La flessione dipende dal crollo di vendite dei beni non alimentari, a meno 15,1%, mentre aumentano le vendite dei beni alimentari (+2,2% in valore e +0,7% in volume).

Il confronto delle vendite dei beni non alimentari su base annua evidenzia dunque l’impatto della pandemia. Ad aumentare sono infatti solo le vendite di beni legati alla dimensione lavorativa e scolastica da casa, l’informatica e le dotazioni per la telefonia. In misura molto minore, utensili e ferramenta. Vanno giù le spese per il fuori casa, calzature e abbigliamento, articoli da viaggio, ma anche giocattoli, arredamento, prodotti di profumeria.

Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia segnano più 28,7% di vendite nel confronto annuale, utensileria per la casa e ferramenta sono in leggero rialzo (più 2%). Tutte le altre voci vanno giù. Le flessioni più marcate si ci sono per calzature, articoli in cuoio e da viaggio (meno 45,8%) e abbigliamento e pellicceria (meno 37,7%).

Da segnalare anche meno 22,9% per giochi, giocattoli, sport e campeggio; meno 9,6% per cartoleria, libri giornali e riviste; meno 9,5% per prodotti di profumeria e cura della persona.

Su il commercio elettronico

Le vendite al dettaglio calano ovunque, sia nella grande distribuzione che nei piccoli negozi. Si conferma invece la crescita continua dell’e-commerce, accelerato dalla pandemia, dal cambiamento delle abitudini e dalla digitalizzazione “forzata” dei consumatori.

Rispetto a novembre 2019, evidenzia l’Istat, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce sia per la grande distribuzione (meno 8,3%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (meno 12,5%). Le vendite al di fuori dei negozi calano del 14,3% mentre il commercio elettronico è in forte aumento e segna più 50,2%.

Codacons: sono cambiate le abitudini di acquisto

Il Covid rivoluziona le scelte dei consumatori, commenta a stretto giro il Codacons. Le abitudini di acquisto sono molto cambiate con la pandemia.

«A novembre, grazie anche alla spinta delle promozioni legate al Black Friday, si registra un vero e proprio boom per il commercio elettronico, le cui vendite crescono del +50,2% su base annua – dice il presidente Codacons Carlo Rienzi – Un trend esploso negli ultimi mesi, anche a causa dell’emergenza sanitaria e delle misure adottate dal Governo che hanno modificato profondamente le abitudini di acquisto dei consumatori, spingendo una consistente fetta di cittadini a comprare sul web». I piccoli negozi precipitano: per il Codacons è una Caporetto per i negozi tradizionali.

UNC: scelta “sciagurata” la chiusura dei centri commerciali

Per l’Unione Nazionale Consumatori si tratta di «dati fallimentari, nonostante il Black Friday». L’associazione non condivide la scelta di chiudere i centri commerciali nel weekend, considerata «sciagurata».

«Solo le dotazioni per l’informatica e la telefonia si salvano dalla debacle, mentre come forma distributiva è il solito commercio elettronico a svettare, registrando la terza migliore performance di sempre, ma meno del record del mese precedente, ottobre, dove, nonostante non ci fosse il Black Friday e non si fosse già ritornati al lockdown introdotto con il Dpcm del 3 novembre, si era conquistato il primato storico con +54,6% e meno anche del +52,9% di giugno – dice Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – Il dato degli ipermercati a prevalenza alimentare, -6% su novembre 2019, è a dir poco drammatico. Tutte le vendite alimentari vanno bene, dai piccoli negozi con +3,2%, ai discount con +10,7%, fino al dato complessivo: +1% su ottobre e +2,2 su base annua. Solo per gli ipermercati, sempre più in crisi, le vendite precipitano e questo per la scelta sciagurata e immotivata del Governo di chiudere i centri commerciali nel weekend, concentrando la gente nei centri storici delle città».