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Banda ultralarga e 5G, Legambiente: “sì alla digitalizzazione, ma con tutte le precauzioni necessarie a minimizzare l’esposizione ai campi elettromagnetici”

Francesca Marras

 “Sì alla banda ultralarga, con la fibra e il 5G, per colmare il divario digitale in Italia, ma con tutte le precauzioni necessarie a minimizzare l’esposizione ai campi elettromagnetici”. È questo il parere di Legambiente, secondo cui “l’avvento della tecnologia di quinta generazione è importante, ma impone un approccio fortemente cautelativo, in linea con le evidenze scientifiche”.

Legambiente scrive ai ministri e lancia una petizione al Governo per chiedere da un lato di sviluppare il 5G attuando il principio di precauzione, senza modificare i limiti di esposizione oggi previsti dalla normativa italiana, dall’altro di tornare alla precedente metodologia di misurazione, investendo nella ricerca epidemiologica indipendente sulle onde millimetriche e facendo un’adeguata campagna di informazione sui rischi connessi a comportamenti scorretti dei cittadini nell’uso del cellulare.

 

Tra i primi firmatari che hanno sottoscritto la petizione, Stefano Ciafani, presidente di Legambiente; Pietro Comba, del Collegium Ramazzini; Fiorella Belpoggi, direttrice dell’Istituto Ramazzini; Roberto Romizi, presidente di ISDE; Rosalba Giugni, presidente di Marevivo.

Banda ultralarga, la digitalizzazione in Italia

Come riportato da Legambiente, secondo l’indice Desi 2020 elaborato dalla Commissione europea, l’Italia si colloca al venticinquesimo posto tra gli Stati membri Ue, confermandosi quindi agli ultimi posti. Dopo l’Italia vi sono soltanto Romania, Grecia e Bulgaria.

“Digitalizzare l’intero territorio nazionale, comprese le aree montane e i piccoli Comuni che più di altri pagano una carenza di servizi e infrastrutture adeguate e di accesso alla rete – spiega Legambiente – è dunque una priorità, come evidenziato anche dall’emergenza Covid-19. A patto, però, che vengano messe in campo tutte le attenzioni possibili nella diffusione della banda ultralarga e nello sviluppo delle tecnologie correlate”.

“Se da un lato sul 5G da tempo circolano fake news, come quelle sulle correlazioni tra questa tecnologia e il Covid o la Xylella, è pur vero che gli effetti non ancora del tutto noti sulla salute accrescono la preoccupazione tra la cittadinanza, che va adeguatamente informata e sensibilizzata – osserva il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani. – Siamo favorevoli allo sviluppo del 5G ma chiediamo alle istituzioni nazionali di mantenere gli attuali limiti di legge, tra i più bassi d’Europa, e a quelle comunali di rendere omogenei i livelli di esposizione su tutto il territorio, evitando che gruppi di residenti in determinate aree vengano sottoposti a livelli di esposizione particolarmente elevati, attraverso una corretta pianificazione delle stazioni radio base”.

5G, le richieste di Legambiente

“Vista la già accertata pericolosità ad alte esposizioni per lunghi intervalli di tempo delle frequenze finora utilizzate per la telefonia mobile – spiega Legambiente – simili a quelle che verranno utilizzate per il 5G (700 MHz e 3600 MHz), l’associazione ambientalista chiede:

– che si mantengano i valori di attenzione cautelativi per i valori di campo elettrico di 6 V/m, entro i quali gli studi sperimentali non hanno osservato effetti avversi;

– di rivedere l’art. 14 del Decreto Sviluppo “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” prevedendo che la misurazione dei campi elettromagnetici passi dall’attuale media di 24 ore a quella dei 6 minuti nelle ore di maggior traffico telefonico;

– una ricerca indipendente, epidemiologica e sperimentale sulle onde millimetriche del 5G a 26 GHz per approfondire i possibili impatti sulla salute di questa particolare frequenza;

– di promuovere nei Comuni l’adozione del regolamento per localizzare le antenne.