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Secondo il report annuale dell’Istat sulla povertà, nel 2018 si stima che le famiglie in povertà assoluta, che non riescono cioè ad acquisire un paniere di beni e servizi che è considerato essenziale per uno standard di vita minimamente accettabile, sono oltre 1,8 milioni (con un’incidenza pari al 7%), per un totale di 5 milioni di individui (incidenza pari all’8,4%).

 

Secondo l’Istat, pur rimanendo ai livelli massimi dal 2005, si arresta dopo tre anni la crescita del numero e della quota di famiglie in povertà assoluta. Non si rilevano, quindi, sempre secondo l’Istat, variazioni significative rispetto al 2017 nonostante il quadro di diminuzione della spesa complessiva delle famiglie in termini reali. In gran parte questo si deve al fatto che soltanto le famiglie con minore capacità di spesa (a maggiore rischio di povertà) mostrano una tenuta dei propri livelli di spesa, con un conseguente miglioramento in termini relativi rispetto alle altre.

Ad avviso dell’UNC, non si tratta affatto di valori stabili, come riportato dai giornali, che si sono limitati a copiare quanto riportato nel titolo del comunicato ufficiale dell’Istat: “stabile la povertà assoluta”. Se, infatti, si fossero premurati di aprire anche i file in excel con i dati nel dettaglio, si sarebbe accorti che le famiglie in povertà assoluta sono 1 mln e 822 mila il 2,47% in più rispetto al precedente primato del 2017 (come si può definire stabile un rialzo del 2,5 per cento?), pari a 1 mln e 778 mila. Dire ai livelli massimi dal 2015, inoltre, fa presupporre che prima ci fossero dati peggiori. In realtà nel 2015 iniziano le serie storiche, dunque non c’era mai stato un valore così negativo. Anche in termini percentuali si arriva al record storico del 7%, l’1,44% in più rispetto al 6,9% del 2017, che era già il peggior risultato di sempre. I dati dimostrano che il reddito di cittadinanza va esteso, considerato che le domande che saranno accolte saranno meno della metà rispetto alle famiglie in povertà assoluta. Senza contare che l’importo medio del beneficio non è sufficiente nemmeno per superare la soglia di povertà. Ecco perché l’UNC chiede che il miliardo che il Governo dice di aver risparmiato dalla misura del reddito di cittadinanza sia reinvestito per ampliare la dei beneficiari e non genericamente ad aiutare le famiglie che fanno figli, come se il problema della povertà fosse stato risolto. Se il Governo vuole davvero aiutare le famiglie con figli, allora deve cambiare la scala di equivalenza del reddito di cittadinanza che, rispetto al Rei, discrimina le famiglie numerose.

Al netto dell’inflazione registrata nel 2018 (in media nazionale pari a +1,2%), utilizzando, quindi, gli indici 2017 di prezzo nel calcolo delle soglie, l’incidenza complessiva in termini di fa-miglie sarebbe stata pari a 6,8%.

L’intensità della povertà, cioè quanto la spesa mensile delle famiglie povere è mediamente sotto la linea di povertà in termini percentuali, ovvero “quanto poveri sono i poveri”, si attesta nel 2018 al 19,4% (era il 20,4% nel 2017), da un minimo del 18,0% nel Centro a un massimo del 20,8% al Sud.

L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma notevolmente superiore nel Mezzogiorno (9,6% nel Sud e 10,8% nelle Isole) rispetto alle altre ripartizioni (6,1% nel Nord-Ovest e 5,3% nel Nord-est e del Centro). Analogamente agli anni passati, questo fa sì che, sebbene la quota di famiglie che risiede nel Nord sia maggiore

di quella del Mezzogiorno (47,7% rispetto a 31,7%), anche nel 2018 il maggior numero di famiglie povere è presente in quest’ultima ripartizione (45,1% contro 39,3% del Nord). Nel Centro si trova il restante 15,6% di famiglie povere.

Rispetto agli individui, le persone in povertà assoluta sono 5 mln e 40 mila, in leggerissimo caso rispetto ai 5 mln e 58 mila del 2017, con un’incidenza percentuale dell’8,4%, come nel 2017.

Il maggior numero di poveri (oltre due milioni e 350mila, di cui due terzi nel Sud e un terzo nelle Isole) risiede nelle regioni del Mezzogiorno (46,7%), il 37,6% nelle regioni del Nord, circa 1 milione e 900mila individui (il 22,7% nel Nord-ovest e il 14,8% nel Nord-est). L’incidenza di povertà individuale è pari a 11,1% nel Sud, 12,0% nelle Isole, mentre nel Nord e nel Centro è molto più bassa e pari a 6,9% e 6,6% (nel Nord-ovest 7,2%, nel Nord-est 6,5%).