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Il Fisco punta uffici e studi professionali, obietto: scovare gli evasori e recuperare ciò che altrimenti andrebbe sottratto all’Erario. I controlli, pertanto, coinvolgeranno presto i liberi professionisti, che sotto l’occhio vigile del “Grande Fratello fiscale” ci finiranno se e quando porranno in essere delle azioni sospette.

Le verifiche fiscali scatteranno solo al verificarsi di determinate situazioni. Gli interventi non saranno random ma saranno indirizzati a determinati soggetti, scelti dall’Amministrazione Finanziaria sulla base di specifici criteri. Situazioni sospette e poco chiare, ovviamente, saranno un campanello d’allarme e guideranno l’azione delle autorità competenti.

 

In questo senso un ruolo importante giocheranno i compensi percepiti, quelli di cui l’Agenzia delle Entrate è a conoscenza grazie alle denunce periodiche che il contribuente è tenuto ad inviare. Tali dati verranno poi integrati dalle informazioni fornite con lo spesometro e la comunicazione delle fatture, in modo tale che il Fisco abbia poi chiaro il quadro della situazione.

Le prestazioni di servizi effettuati dal professionista, dunque, verranno valutate tenendo conto successivamente delle sue entrate. Il tutto verrà rapportato alle componenti di ricavo tipiche di ciascuna professione e, ogni volta che emergerà qualcosa di sospetto – come accennato sopra – scatteranno i controlli.

A tal proposito particolare attenzione verrà riservata all’analisi dei costi. Quando questi sono troppi o sono sproporzionati l’Agenzia delle Entrate interverrà chiedendo al contribuente delle spiegazioni. Delle spese, inoltre, si terrà conto anche quando sono legati a prestazioni di servizi resi da soggetti vicini allo studio/ufficio interessato.

Un esempio tipico è quello del professionista che scarica fatture (a volte anche gonfiate) relative a servizi acquistati da una società che poi si scopre essere gestita da lui stesso o da persone a lui vicine. Per individuare eventuali comportamenti elusivi o fraudolenti quello che farà l’Agenzia delle Entrate è valutare l’inerenza di questi costi (ovvero quanto siano pertinenti all’attività svolta), dimostrando così l’eventuale antieconomicità degli stessi.

A proposito di compensi e costi sostenuti, l’Amministrazione Finanziaria terrà sotto controllo anche i movimenti bancari del professionista titolare di un ufficio o uno studio. Quando le entrate e le uscite di un conto corrente risulteranno sospette, proprio come accadrà per i privati, scatteranno i controlli dell’Agenzia delle Entrate. Pochi prelievi, per esempio, potrebbero portare le autorità a sospettare che vi siano delle ulteriori entrate (magari pagamenti contanti, in nero e non dichiarati) a cui il professionista ricorre per far fronte alle proprie spese.

Per questo motivo tra i criteri di valutazione dell’Agenzia delle Entrate rientrano anche l’organizzazione dello studio/ufficio e l’uso dei locali. Se un professionista si avvale di più collaboratori o ha dei dipendenti all’attivo nel proprio organico ma poi dichiara dei guadagni che, di fatto, non giustificano l’affitto di un grande ufficio o l’assunzione di nuovo personale, allora è chiaro che c’è qualcosa che non va.

Seguendo questa logica, in fine, va ricordato che oggetto di valutazione saranno anche i siti internet dell’attività svolta dal contribuente. I servizi offerti e pubblicizzati in questo ultimo caso dovranno essere coerenti con quanto dichiarato al Fisco, poiché tanto maggiori saranno le discrepanze tanto più cresceranno i rischi di essere sottoposti ad un controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.