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Una tassa del 20% sulle bevande zuccherate da usare per iniziative di educazione alimentare. Significano 16 centesimi al litro sulle bibite vendute a 80 centesimi. Permetterebbe di ricavare 250 milioni di euro l’anno da investire nell’educazione alimentare. L’iniziativa, lanciata qualche mese fa dal Fatto Alimentare, ha raccolto 340 firme di adesione fra medici, pediatri, nutrizionisti, dietisti e di dieci società scientifiche che si occupano di nutrizione. Le firme sono state presentate oggi alla ministra della Salute Giulia Grillo.

 

“Gli esperti e i medici che si sono schierati a favore della tassa hanno ben chiara l’urgenza di intervenire contro il problema dell’obesità e del sovrappeso che interessa il 30,6% dei bambini sotto gli 11 anni e il 45,1% degli adulti”, dicono dal Fatto Alimentare.

Perché agire sullo zucchero? Per preoccupazioni di carattere sanitario, prima di tutto. Ogni giorno in media gli italiani adulti consumano 100 grammi di zuccheri semplici, il doppio di quelli consigliati  (Osservatorio epidemiologico cardiovascolare dell’Istituto superiore di sanità, 2008-2012). Il consumo medio di bibite zuccherate è di 50 litri l’anno, pari a 12 grammi di zucchero al giorno. E in un litro di Coca-Cola c’è l’equivalente di 22 zollette di zucchero da 5 grammi.

“Il provvedimento – dicono dal Fatto Alimentare – potrebbe portare nelle casse dello stato 250 milioni circa, da destinare a iniziative di educazione alimentare. La tassa è ritenuta dalle più importanti istituzioni sanitarie mondiali (Oms,World Cancer Research Fund e World Obesity) uno strumento utile per ridurre i consumi di zucchero, calorie e diminuire così le patologie collegate all’obesità. Per questo motivo circa 30 Paesi nel mondo, tra cui Francia, Regno Unito e Irlanda hanno adottato provvedimenti in questa direzione”.

La testata punta i riflettori sui vantaggi per la popolazione: “Opporsi all’iniziativa appellandosi al diritto di mangiare ciò che si vuole, dimostra una visione poco attenta verso la salute dei cittadini e gli interessi delle istituzioni. L’obesità per il Servizio sanitario nazionale rappresenta un problema con costi sanitari altissimi per via della patologie correlate (diabete mellito, malattie cardiovascolari, neoplasie…) senza considerare i costi indiretti per la società (disabilità con perdita della capacità lavorativa)”. Da qui la speranza che il Ministero della Salute esamini la proposta di sugar tax.