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I consumi elettrici diventano prova per stabilire se un contribuente risiedeva o meno nell’immobile per il quale fruiva dell’agevolazione ICI per l’abitazione principale e, nel caso siano troppo bassi, scatta anche la revoca del beneficio. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza del 7 giugno 2018 n. 14793, con la quale il Palazzaccio è tornato ad occuparsi della vecchia Imposta Comunale sugli Immobili…

 

La dimostrazione della “prima casa”. Hanno ricordato gli Ermellini: «In tema di ICI, ai fini del riconoscimento dell’agevolazione prevista dall’art. 8 del D.Lgs. n. 504/1992 per l’immobile adibito ad abitazione principale, le risultanze anagrafiche rivestono un valore presuntivo circa il luogo di residenza effettiva e possono essere superate da prova contraria, desumibile da qualsiasi fonte di convincimento e suscettibile di apprezzamento riservato alla valutazione del giudice di merito».
el caso in esame, i Giudici d’Appello avevano ritenuto che l’elemento presuntivo dei bassi consumi elettrici in un triennio fosse una sufficiente fonte di convincimento per ritenere superata la presunzione di residenza effettiva nel Comune, fondata sulle risultanze anagrafiche. Si trattava infatti di un sintomo inequivocabile di presenza solo abituale nell’abitazione in oggetto. Ciò è sembrato ragionevole ai Giudici di legittimità, che hanno confermato il verdetto della Commissione Tributaria Regionale e respinto il ricorso del contribuente.