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Dai controlli ai laboratori, ogni anno il Ministero della Salute coordina le attività di campionamento e analisi svolte dalle autorità competenti sull’intera filiera agroalimentare. La buona notizia è che durante il 2017 il numero dei campioni prelevati è incrementato (+ 19,67%), mentre è scesa, seppur lievemente, la percentuale di non conformità sul totale delle analisi (dallo 0,94% del 2016 allo 0,88% del 2017).

Lo rileva il rapporto sulla Vigilanza e controllo degli alimenti e delle bevande in Italia – Anno 2017 del Ministero pubblicato nei giorni scorsi.Lungo la filiera operano i laboratori delle Asl, delle Aziende pubbliche di servizi, delle Agenzie di tutela della salute, delle Agenzie regionali e provinciali per l’Ambiente e degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali. Il controllo viene svolto in qualsiasi fase della produzione, della trasformazione, della distribuzione, del magazzinaggio, del trasporto, del commercio e della somministrazione e riguarda sia i prodotti italiani o di altra origine, commercializzati sul territorio nazionale, che quelli destinati ad essere spediti all’estero in un altro stato dentro e fuori Europa. In particolare, nel 2017 sono stati 47.804 i campioni prelevati contro i 39.944 del 2016. Su ciascun campione sono state effettuate in media 2,48 determinazioni analitiche per un totale complessivo di 118.550 analisi. Le analisi hanno riguardato soprattutto prodotti a base di carne” e nei “prodotti lattiero caseari” e sono principalmente di tipo microbiologico.

Le minori irregolarità, nonostante l’aumento dei campioni, sono spiegate dal rapporto dalla adozione delle nuove linee guida sul controllo ufficiale (Regolamenti Ue 882 e 854 del 2004), che stabiliscono, per ciascuna Regione o Provincia autonoma, la frequenza minima di controlli analitici. Questa viene fissata sulla base di un’effettiva valutazione del rischio che deve tenere conto di tutti gli aspetti che possono incidere direttamente ed indirettamente sulla sicurezza alimentare rendendo così più efficaci i controlli. E quindi ci si aspetterebbe una maggiore individuazione di irregolarità grazie a controlli più mirati.

Gran parte delle non conformità hanno riguardato le ammine biogene (3,47%), seguite dai microrganismi (1,15%).Le ammine biogene sono composti che possono essere responsabili disturbi quali mal di testa, tachicardia, ipo e ipertensione, nausea, emorragia cerebrale, shock anafilattico. Si riscontrano prevalentemente nel settore del pesce e prodotti ittici dove sul totale delle irregolarità rappresentano, rispettivamente, il 4,90% e il 4,13%.

Tra i batteri patogeni la percentuale più elevata di non conformità ha riguardato il genere Escherichia coli (51,40%), seguito dal genere Salmonella (38,2%) e da Listeria monocytogenes (20,41%). Per quanto concerne i microrganismi indicatori di igiene, la maggior parte delle irregolarità hanno riguardato il genere Staphylococcus (11,44%). Le difformità per allergeni sono state invece riscontrate prevalentemente nei prodotti di origine animale e vegetale e nei piatti pronti.

Sotto analisi anche i materiali a contatto con gli alimenti, soprattutto gli utensili da cucina in plastica, metallo e leghe in acciaio, ceramica e vetro. In questo caso le non conformità sono risultate prevalentemente migrazioni di nichel, manganese, cromo e migrazioni globali. Nulla è stato riscontrato negli articoli per imballaggio, nei contenitori e recipienti per uso domestico e per la cottura degli alimenti.

Per quanto riguarda le tossine e residui di pesticidi, le irregolarità sono state, rispettivamente, dello 0,22% e 0,18%. Il rapporto precisa che le analisi svolte per la ricerca dei pesticidi solo una parte delle analisi totali nazionali e che “per avere un quadro completo delle irregolarità relative ai prodotti fitosanitari, occorre anche esaminare i risultati dello specifico Piano Nazionale di controllo”.