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Salmonella e Campylobacter stanno diventando più resistenti agli antibiotici. Molti batteri della Salmonella presentano multi-farmaco resistenza. L’ultimo studio dell’Efsa e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie sull’antibiotico-resistenza in Europa

Sabrina Bergamini

Le infezioni da batteri trasmessi dagli alimenti diventano più difficili da curare a causa della resistenza agli antibiotici. Per questo l’antibiotico-resistenza è considerata uno dei problemi più rilevanti della sanità pubblica e una minaccia presente e futura per la salute pubblica, animale e umana.

 

L’ultimo documento sul tema è il rapporto sull’antibiotico-resistenza nelle zoonosi (malattie e infezioni che possono essere trasmesse dagli animali all’uomo e viceversa) pubblicato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Con alcuni dati negativi e qualche tendenza positiva.

«Salmonella e Campylobacter stanno diventando sempre più resistenti alla ciprofloxacina, uno degli antibiotici di elezione per il trattamento delle infezioni causate dai suddetti batteri». Questa una delle conclusioni dello studio.

Molti batteri sono resistenti a più antibiotici

«I dati più recenti tratti dall’uomo, dagli animali e dagli alimenti evidenziano – dice l’Efsa – che una grande percentuale di batteri del genere Salmonella sono multifarmaco-resistenti (ovvero resistenti a tre o più antibiotici). Nell’uomo è comune la resistenza alla ciprofloxacina, soprattutto per alcuni tipi di Salmonella, e la resistenza alla coprofloxacina ad alte concentrazioni è aumentata complessivamente dall’1,7% (nel 2016) al 4,6% (nel 2018). Quanto al Campylobacter 16 Paesi su 19 riferiscono percentuali molto o estremamente alte di resistenza alla ciprofloxacina».

Alte percentuali di resistenza alla ciprofloxacina ci sono anche nei batteri Salmonella ed E. coli da pollame. Questa appartiene ai fluorochinoloni, una classe di antibiotici definiti di rilevanza essenziale per l’uso nell’uomo: se perdessero efficacia, l’impatto sarebbe rilevante.

Rimane però bassa, prosegue l’Efsa, la resistenza congiunta, cioè simultanea, ai fluorochinoloni associati alle cefalosporine di terza generazione in Salmonella, e ai fluorochinoloni associati ai macrolidi in Campylobacter. Ci sono poi casi, definiti sporadici, di infezioni da Salmonella nell’uomo resistenti ai carbapenemi, una classe di antibiotici di ultima istanza.

Qualche tendenza positiva

Il rapporto restituisce anche qualche dato positivo nel valutare come procede la lotta dei paesi europei all’antibiotico-resistenza.

«Per quanto riguarda gli antibiotici di ultima istanza, la resistenza alla colistina non è risultata comune in Salmonella e in E. coli, mentre E. coli produttore di carbapenemasi non è stato rilevato né in polli da carne né in tacchini né nel pollame».

Ha detto Marta Hugas, direttore scientifico Efsa: «I risultati positivi negli animali da produzione alimentare sono incoraggianti perché sono segno di miglioramento; dobbiamo tuttavia indagare ulteriormente sulle ragioni di questo cambiamento. La resistenza agli antibiotici è una grave minaccia per la salute pubblica e animale mondiale (“Salute unica globale”) che richiede un’azione mondiale».

Fra le tendenze considerate incoraggianti, c’è il fatto che in molti Paesi è diminuita la resistenza nell’uomo all’ampicillina e alle tetracicline per Salmonella Typhimurium nel periodo 2013-2018.