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Legambiente ha presentato il Dossier “Stop pesticidi”. Nella frutta la maggior parte dei campioni regolari multiresiduo: l’89,2% dell’uva da tavola, l’85,9% delle pere e l’83,5% delle pesche sono campioni regolari con almeno un residuo

Francesca Marras

Boscalid, Dimethomorph, Fludioxonil, Acetamiprid, Pyraclostrobin, Tebuconazole, Azoxystrobin, Metalaxyl, Methoxyfenozide, Chlorpyrifos, Imidacloprid, Pirimiphos-methyl e Metrafenone, sono questi i pesticidi più diffusi negli alimenti in Italia, per la maggior parte fungicidi e insetticidi utilizzati in agricoltura.

È quanto emerso dal dossier Stop Pesticidi, realizzato da Legambiente, in collaborazione con Alce Nero, e presentato questa mattina.

 

Pesticidi negli alimenti, privo il 52% dei campioni analizzati

Secondo l’indagine, risulta regolare e privo di residui di pesticidi solo il 52% dei campioni analizzati. Si apprende, in particolare, che i campioni fuorilegge non superano l’1,2% del totale ma che il 46,8% di campioni regolari presentano uno o più residui di pesticidi.

Preoccupano, inoltre, i dati del multiresiduo, che – ricorda Legambiente – la legislazione europea non considera “non conforme”, a meno che ogni singolo livello di residuo non superi il limite massimo consentito. Il multiresiduo risulta essere più frequente del monoresiduo, essendo stato rintracciato nel 27,6% del totale dei campioni analizzati, rispetto al 17,3% dei campioni con un solo residuo.

“Serve una drastica diminuzione dell’utilizzo delle molecole di sintesi in ambito agricolo – ha dichiarato Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente -. Per capire l’urgenza di questa transizione, si pensi alla questione del glifosato, l’erbicida consentito fino al 2022, nonostante il 48% degli Stati membri dell’Ue abbia deciso di limitarne o bandirne l’impiego per la sua pericolosità; l’Italia inizi dalla sua messa al bando. Inoltre, è necessario adeguare la normativa sull’uso dei neonicotinoidi e approvare al più presto il nuovo Piano di Azione Nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari”.

Nella frutta la concentrazione maggiore di residui

Come spiegato da Legambiente, la frutta è la categoria in cui si concentra la percentuale maggiore di campioni regolari multiresiduo. Risulta privo di residui di pesticidi solo il 28,5% dei campioni analizzati, mentre l’1,3% è irregolare e oltre il 70%, nonostante sia considerato regolare, presenta uno o più residui chimici.

L’89,2% dell’uva da tavola, l’85,9% delle pere, e l’83,5% delle pesche sono campioni regolari con almeno un residuo. Le mele spiccano con il 75,9% di campioni regolari con residui e registrano l’1,8% di campioni irregolari. Alcuni campioni di pere presentano inoltre fino a 11 residui contemporaneamente.

Situazione analoga per il pompelmo rosso e per le bacche di goji che raggiungono quota 10 residui.

I pesticidi nella verdura

Per quanto riguarda, invece, la verdura, se, da una parte, si registra un incoraggiante 64,1% di campioni senza alcun residuo, dall’altro fanno preoccupare le significative percentuali di irregolarità in alcuni prodotti come i peperoni, in cui Legambiente registra l’8,1% di irregolarità, il 6,3% negli ortaggi da fusto e oltre il 4% nei legumi. Dati che destano preoccupazione – osserva l’associazione ambientalista – se analizzati in riferimento alla media degli irregolari per gli ortaggi, che è dell’1,6%.

“Occorre liberare l’agricoltura dalla dipendenza dalla chimica – ha affermato il presidente di Legambiente Stefano Ciafani – per diminuire i carichi emissivi e favorire un nuovo modello. Le risorse europee, comprese quelle del piano nazionale di ripresa e resilienza, vanno indirizzate all’agroecologia, in modo da accelerare la transizione verso una concreta diminuzione della dipendenza dalle molecole pericolose di sintesi, promuovendo la sostenibilità nell’agricoltura integrata e in quella biologica”.

Ad accomunare la gran parte delle irregolarità è il superamento dei limiti massimi di residuo consentiti per i pesticidi (54,4%), ma in alcuni casi è stato rintracciato l’utilizzo di sostanze non consentite per la coltura (17,6%). Mentre nel 19,1% dei casi sono presenti entrambe le circostanze.

Legambiente sottolinea, inoltre, la presenza di oltre 165 sostanze attive nei campioni analizzati. L’uva da tavola e i pomodori risultano quelli che ne contengono la maggior varietà, mostrando rispettivamente 51 e 65 miscele differenti.