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Hanno fatto notizia le recenti sanzioni dell’Ordine dei biologi nei confronti dei comportamenti di alcuni nutrizionisti. Chi vantava di poter trattare malattie autoimmuni senza farmaci e chi propugnava la dieta paleo

Sabrina Bergamini

Si fa presto a dire dieta. Si fa presto, qualche volta, a incappare in regimi alimentari inadatti, che vantano successi “miracolosi” e proprietà terapeutiche inesistenti nei confronti delle patologie di cui si soffre. Qualche volta diventa facile anche farsi dare, dietro pagamento, profili alimentari online senza alcuna consulenza. Una serie di comportamenti durante l’estate hanno sollevato l’attenzione dell’Ordine nazionale dei biologi. Con altrettante sanzioni.

 

Ha fatto notizia la recente attività dell’Ordine nazionale dei biologi, che in estate ha sospeso un nutrizionista perché sosteneva la validità della cosiddetta “dieta paleo” – l’argomento usato: mancano studi accreditati in favore di questo regime – e una seconda perché affermava di poter curare malattie autoimmuni semplicemente con la dieta proposta ai pazienti. E c’è anche un’altra sospensione per una nutrizionista che prescriveva piani alimentari online senza mai incontrare le persone cui erano destinate.

Società di nutrizione clinica: serve più collaborazione per tutelare i cittadini

“Soluzioni veloci per guarire dalle malattie autoimmuni senza farmaci”, prometteva la biologa nutrizionista sospesa per due mesi dall’Ordine dei Biologi. Dai vertici della SINuC, la Società italiana di nutrizione clinica, sono arrivate parole di apprezzamento per il provvedimento dell’Ordine dei biologi.

«È stato un atto di grande responsabilità del quale ci complimentiamo e che ci fa capire come serva una maggiore collaborazione tra i diversi Ordini per la tutela dei cittadini», ha detto il professor Maurizio Muscaritoli, presidente della Società Italiana di Nutrizione Clinica (SINuC).

«Esistono diversi ordini di problemi: ad iniziare dal termine ‘nutrizionista’ che accomuna diverse professionalità, la cui azione può facilmente sfociare nell’esercizio abusivo della professione medica che è un vero e proprio reato – dice Muscaritoli – Nel nostro ordinamento infatti solo un laureato in medicina e chirurgia può fare diagnosi e prescrivere terapie. Al momento master universitari, corsi di alta formazione e dottorati di ricerca in nutrizione non abilitano all’esercizio di una professione sanitaria e men che meno alla professione medica».

Alimentazioni e diete, troppa confusione

Il problema di fondo è la confusione in cui rischiano di trovarsi i cittadini. Sia chi voglia semplicemente perdere peso e migliorare il proprio regime alimentare, sia chi soffre di patologie più o meno gravi che richiedono un’alimentazione dedicata.

I casi sono diversi e spesso le cronache raccontano di malati curati con diete “miracolose”, di intolleranze e allergie diagnosticate senza solide basi scientifiche, di diete sconclusionate o non appropriate. Sono tutti casi citati dalla Società di nutrizione clinica, che ricorda ad esempio come, nel caso delle malattie autoimmuni, «se una corretta alimentazione può di certo giovare, questa deve essere considerata come un’integrazione a terapie farmacologiche concordate con uno specialista».

Ancora, gli specialisti ricordano che anche il sovrappeso può essere collegato a problemi metabolici, che la sola riduzione delle calorie non basta a trattare l’obesità e che, sull’altro fronte, c’è il rischio di medicalizzare persone sane o di aumentare lo stato di fragilità di alcune persone e rischiare di sfociare in uno stato di ossessione alimentare.

L’Ordine dei biologi: le mosse recenti

Il che rende l’idea di quanto la situazione possa essere delicata. Da qui l’attenzione nei confronti delle mosse prese dall’Ordine dei biologi. Il primo caso, come si diceva, riguarda la sospensione di una biologa che “curava” le malattie con la dieta e che era arrivata a sostenere che il suo metodo nutrizionale fosse in grado di guarire le malattie autoimmuni. Era giunta addirittura a pubblicizzarne l’efficacia su internet. Il Consiglio di disciplina dell’Ordine ha aperto un procedimento che si è concluso questa estate con uno stop di due mesi all’attività della biologa.

In realtà la vicenda era partita già a novembre 2018, su segnalazione del Ministero della Salute. Il Consiglio, si legge online, «ha ritenuto che pubblicizzare, come ha fatto la dottoressa, la propria attività su un sito internet con frasi del tipo: “la soluzione più veloce per guarire dalle malattie autoimmuni senza farmaci“, spingendosi a dichiarare che il proprio metodo nutrizionale fosse in grado di guarire le malattie autoimmuni, integrasse la fattispecie di “esercizio abusivo” della professione medica dal momento che l’attività di diagnosi e cura del paziente, anche sotto forma di mero consiglio, è di competenza esclusiva dei medici».

Dieta paleo, nessuna certezza

Qualche tempo prima, il Consiglio aveva deciso sei mesi di stop per una biologa nutrizionista che invece prescriveva diete senza incontrare le persone. Piani alimentari solo online a clienti mai visitati. Col rischio di dare diete inadeguate.

E poi c’era stata la sospensione per un mese di un biologo nutrizionista sostenitore della “dieta paleo”, nome attribuito al regime alimentare poverissimo di carboidrati, che si dice ispirato all’età della pietra e si basa sull’esclusione di alimenti importanti come i cereali e i legumi. Bacche e frutta, vegetali, carne di animali cacciati e pesce pescato rientrano in questa dieta, mentre vengono escluse le farine raffinate e i dolci.

Nel caso della dieta paleo, il Consiglio di Disciplina ha ritenuto che vada sottolineato il divieto di utilizzare piani o stili alimentari che non siano stati già validati dalla comunità scientifica. «Il punto che più è apparso centrale al Consiglio di Disciplina dell’Ordine dei Biologi – si legge sul sito dell’Ordine – è che, ad oggi, non vi siano studi clinici regolari che attestino l’efficacia e soprattutto la sicurezza di un piano alimentare ispirato alla preistoria, anche perché la FAO/OMS e le linee guida varate da tutti i paesi al mondo, posizionano i cosiddetti “carboidrati buoni“, completamente assenti nella paleodieta, alla base di tutte le diete salutari (55-75% delle calorie) con dei limiti fissati per gli zuccheri aggiunti».

Al contrario la dieta paleolitica si distacca molto dalla dieta mediterranea e da quella vegetariana. Per la comunità scientifica, insomma, meglio non mangiare come gli uomini dell’età della pietra.