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La ricerca condotta dal gruppo del Laboratorio di Igiene ambientale e degli alimenti dell’Università di Catania ha accertato la presenza di una contaminazione variabile di microplastiche in alcuni tipi di frutta e verdura

Francesca Marras

Nella parte edibile di alcuni tipi di frutta e verdura è presente una contaminazione variabile di microplastiche, con dimensioni medie delle particelle da 1,51 a 2,52 microns e un range quantitativo medio da 223mila (52.600-307.750) a 97.800 (72.175-130.500) particelle per grammo di vegetale, rispettivamente in frutta e verdura.

Lo rivela uno studio condotto dal gruppo del Laboratorio di Igiene ambientale e degli alimenti dell’Università di Catania, che riporta le concentrazioni di microplastiche rilevate nei prodotti analizzati, tra cui mele, pere, patate, carote, lattuga e broccoli.

 

“Il gruppo di lavoro – spiegano la prof.ssa Margherita Ferrante e la ricercatrice Gea Oliveri Conti – sta, inoltre, ampliando gli alimenti investigati. Attualmente è in fase di elaborazione un ulteriore articolo sui dati derivanti dai filetti eduli di pesce. L’articolo riporta, inoltre, le Estimated Daily Intakes (Assunzioni giornaliere stimate) per adulti e bambini, divenendo di fatto il primo studio che quantifica l’esposizione a microplastiche inferiori ai 10 microns della popolazione generale mediante l’ingestione di tali alimenti”.

La ricerca porta la firma dei ricercatori Gea Oliveri Conti, Margherita Ferrante, Claudia Favara, Ilenia Nicolosi, Antonio Cristaldi, Maria Fiore e Pietro Zuccarello dell’ateneo catanese insieme con Mohamed Banni del Laboratoire de Biochimie et Toxicologie Environnementale di Sousse in Tunisia ed è stata pubblicata nell’articolo “Micro- and nano-plastics in edible fruit and vegetables. The first diet risks assessment for the general population” sulla rivista Environmental Research (Elsevier).

Microplastiche, da valutare i rischi per i consumatori

“La ricerca dimostra che l’impatto dei rifiuti plastici presenti nei mari e nei corsi d’acqua, sugli habitat naturali e sulla fauna selvatica rappresenta un problema emergente di livello globale – spiegano dall’Università – e l’EFSA (European Food Safety Autority), di concerto con la Commissione europea, ha già richiesto un primo passo verso una futura valutazione dei potenziali rischi per i consumatori derivanti dalla presenza di microplastiche e nanoplastiche negli alimenti, in particolare nei prodotti ittici”.

Una tematica già oggetto di una interrogazione sulla presenza di microplastiche e relative contaminazioni nei vegetali presentata a Bruxelles, a cui aveva risposto l’allora vicepresidente Jyrki Katainen a nome della Commissione europea, come riportato nella nota dell’Università.

“La presenza di microplastiche negli ortaggi costituisce un elemento di novità – si legge nella risposta di Jyrki Katainen – Nel 2016 l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha pubblicato una dichiarazione sulla presenza di particelle di microplastica e nanoplastica negli alimenti, dalla quale sono emerse lacune nei dati che richiedono ulteriori ricerche per consentire una valutazione del rischio per i consumatori. In presenza di nuovi dati scientifici riguardanti i possibili effetti delle micro e nanoplastiche sulla salute, il loro ingresso nella catena alimentare e la conseguente esposizione umana e animale attraverso un normale regime alimentare, potrebbero essere prese in considerazione misure appropriate qualora vi fossero prove di un rischio per la salute umana e animale”.