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La dieta mediterranea fa bene alla salute umana, all’ambiente e alla biodiversità. Ma, denuncia la Fao, cede sempre più spesso il passo al cambiamento di abitudini con pasti ad alto contenuto di grassi, sale e zucchero

Sabrina Bergamini

La dieta mediterranea fa bene alle persone e al Pianeta. Alla salute umana ma anche all’ambiente e alla biodiversità, perché il sapere antico di cui è permeata è fondamentale anche per la gestione sostenibile del suolo e delle risorse idriche. Proprio la dieta mediterranea, però, è messa in pericolo da stili di vita alimentari che troppo spesso premiano cibo ad alto contenuto di zucchero, grassi e sale, pasti monotoni e troppo “ricchi” in un’alimentazione squilibrata che è grande fattore di diffusione dell’obesità e della cattiva nutrizione.

 

Sono i temi affrontati in un evento che si è svolto ieri alla Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, nell’ambito delle iniziative sui “Principi della Dieta Mediterranea per l’Agenda 2030”, organizzato dal Governo italiano in collaborazione con Coldiretti e la Fondazione UniVerde. L’obiettivo generale è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica su come la dieta mediterranea possa aiutare a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. 

Dieta mediterranea vs pasti squilibrati

«Basata sul consumo regolare di olio d’oliva, sulla ricca varietà di alimenti vegetali (cereali, frutta, verdura, legumi) e moderate quantità di pesce e carne, la dieta mediterranea è ampiamente riconosciuta per i suoi molteplici benefici per la salute e per il suo basso impatto ambientale», ricorda la Fao.

Allo stesso tempo, denuncia il vicedirettore generale della Fao per il clima e le risorse naturali Maria Helena Semedo, «questa alimentazione tradizionale cede sempre più il passo al cambiamento delle abitudini e degli stili di vita – da pasti diversificati ed equilibrati a pasti più monotoni ad alto contenuto di grassi, zucchero e sale».

E tutto questo ha conseguenze negative sulla salute umana e sulle risorse naturali. Da un lato, contribuisce all’aumento dell’obesità, del sovrappeso, delle malattie non trasmissibili; dall’altro impatta sull’ambiente, degrada le risorse, contribuisce alla perdita di biodiversità a causa dello sfruttamento di un numero ristretto di specie alimentari.

«Per contrastare questa tendenza negativa – dice la Fao – è necessario preservare e promuovere la dieta mediterranea e le altre diete tradizionali, mentre va ulteriormente studiato e approfondito il loro contributo alla conservazione della biodiversità, all’emancipazione femminile, al divario tra zone rurali e urbane, alle le perdite e agli sprechi alimentari e alla gestione dei rifiuti».

Agricoltura, alimentazione, paesaggio

In questo senso la FAO può svolgere un ruolo fondamentale, per esempio supportando le lezioni apprese dai siti dei Sistemi del Patrimonio Agricolo di rilevanza mondiale (GIAHS), l’iniziativa della FAO che riconosce paesaggi di straordinaria bellezza in cui convivono biodiversità agricola, ecosistemi resilienti e un ricchissimo patrimonio culturale. L’anno scorso, per esempio, sono stati aggiunti al registro due siti italiani: le Terre del Soave e la Fascia olivata Assisi-Spoleto.

Nel corso dell’iniziativa, per sottolineare la sostenibilità ambientale dei sistemi agricoli tradizionali nel Mediterraneo, è stata presentata la mostra fotografica “Paesaggi agricoli nelle Aree Protette d’Italia” allestita a cura della Fondazione UniVerde. I metodi agricoli tradizionali del Mediterraneo possono preservare il paesaggio e risorse fondamentali come acqua e suolo, mitigando così anche gli effetti del cambiamento climatico.