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Dal 1° gennaio 2018 è entrato in vigore il Regolamento UE 2015/2238 che prende il nome di “novel food”. Esso riguarda tutti gli alimenti che non rientrano nella “tradizione” alimentare di nessuno dei Paesi della UE e che possono essere utilizzati soltanto a seguito di una autorizzazione da parte della UE. Per rilasciare l’autorizzazione è necessario un parere preventivo da parte dell’EFSA (Autorità Alimentare Europea).

L’EFSA ha iniziato da tempo la valutazione dei “novel food” e ha prodotto un elenco di centinaia di alimenti; per ognuno di loro ha indicato lo “status” ovvero la possibilità di essere commercializzato. Questo elenco è disponibile nel sito dell’EFSA.

 

L’UE ha organizzato il Sistema di Allerta Rapido (RASFF) che consente ai singoli Stati dell’Unione di segnalare le irregolarità che riscontrano all’interno del loro territorio.

Le segnalazioni sono immediatamente comunicate a tutti gli Stati e sono anche indicate le misure adottate per prevenire eventuali danni ai cittadini. Ogni giorno pervengono alla Commissione UE decine di segnalazioni; esse riguardano prevalentemente la presenza di contaminanti chimici o microbiologici negli alimenti o anche errori nelle etichettature come, ad esempio, la mancata dichiarazione della presenza di allergeni.

Una segnalazione meno frequente, ma sicuramente importante, è quella riguardante la commercializzazione di “novel food” non autorizzati. Proprio recentemente è stata segnalata l’immissione in commercio di derivati della Guayusa e estratti di radici di Captis chinensis.

La Guayusa è una pianta sudamericana le cui foglie, particolarmente ricche di caffeina, sono utilizzate per preparare degli infusi.

Nelle radici di Captis chinensis è presente la berberina, principio attivo cui sono attribuite importanti attività benefiche.

Indipendentemente o meno dalla sicurezza e/o dai benefici che possono essere apportati a chi consuma questi e altri prodotti, si tratta di alimenti che non possono essere commercializzati perché non autorizzati.

Navigando in internet si scopre che questi prodotti si possono acquistare facilmente attraverso siti molto noti e ritenuti seri.

I due prodotti sopra menzionati non sono gli unici di cui non è consentita la libera vendita e che invece sono reperibili attraverso l’e-commerce.

Ci sono integratori alimentari, spesso a base di erbe, che promettono risultati miracolosi, ma che non sono mai stati registrati dal Ministero della Salute. Acquistandoli e soprattutto consumandoli, c’è la possibilità di danneggiare la nostra salute. Trattandosi di prodotti illegali diviene difficile segnalare e soprattutto curare eventuali malanni che dovessero essere provocati.

Ci sono anche farmaci la cui distribuzione richiede la ricetta di un medico, ma che si possono facilmente acquistare; i cittadini dovrebbero sapere che la prescrizione del medico e la vendita attraverso le farmacie li garantisce sia della qualità del farmaco, sia e soprattutto della sicurezza di uso. Bisogna infatti ricordare che molti farmaci possono dare origine a gravi effetti collaterali negativi che i medici e i farmacisti conoscono.

Ritornando ai prodotti alimentari le Autorità Sanitarie di qualche Paese si accorgono di commerci illegali di specifici alimenti e magari riescono a bloccare qualche piccolo flusso anche grazie alle segnalazioni che fanno al RASFF. Contemporaneamente nei siti dell’e-commerce gli stessi alimenti sono diffusi a profusione e senza nessun controllo.

Il tutto sembra quanto meno strano e forse sarebbe il caso di porre un freno a questo stato di cose. Un intervento delle Autorità Giudiziarie potrebbe probabilmente essere utile.