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La domanda dei consumatori: è vero che è preferibile evitare di mangiare fra un pasto e l’altro?

La risposta di Marcello Ticca, nutrizionista e dietologo

È vero il contrario. Ormai possediamo moltissimi dati – ricavati tanto da studi sperimentali quanto da studi su ampi gruppi di popolazione – che dimostrano come un aumento della frequenza dei pasti influenzi positivamente tutta una serie di variabili di notevole interesse per la difesa della salute, a patto, naturalmente, di tenere sotto controllo la quantità e la qualità complessive di ciò che si mangia. E, parallelamente, è stato anche dimostrato che se, al contrario, si concentra la assunzione di cibo in un solo grosso pasto quotidiano, o al massimo due, i rischi per la salute tendono ad aumentare significativamente. In sostanza, sembra che sia proprio il frazionamento dei pasti il comportamento alimentare più corretto, ossia quello che – a parità di quantità e qualità della dieta consumata, è utile ripeterlo – è capace da un lato di ridurre il rischio di sovrappeso e obesità, di aumento della colesterolemia e della glicemia e di aumento della massa grassa corporea e dall’altro di provocare, dopo il pasto, una vantaggiosa diminuzione dei livelli di insulina e di glucosio nel sangue. Insomma, il “mangiare frazionato” diluisce utilmente il carico di nutrienti, con il risultato che le stesse calorie, ripartite in più momenti, finiscono anche con lo stimolare molto di meno la produzione di tessuto adiposo.