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E’ molto diffusa l’idea che esistano cibi che possono essere mangiati tranquillamente e altri che invece debbano essere guardati con diffidenza e definiti come “spazzatura”. I cibi  “semplici” cucinati in casa o prodotti artigianalmente sono considerati salutari e da consumare con tranquillità.

Alla categoria denigrata sono associati prevalentemente cibi e bevande industriali, accusati di essere “ipercalorici”, ricchi di sale e imbottiti di sostanze chimiche, ma anche i cibi e le bevande serviti nei “fast food”.

I nuovi alimenti industriali, come i “surrogati” vegetali degli alimenti di origine animale (bevande alla soia, avena, riso, ecc.) oppure gli hamburger, gli straccetti, le bistecche vegetariane sono invece visti con una certa simpatia. Anche gli alimenti industriali “senza” qualche cosa sembrano godere della fiducia dei cittadini.

 

Valore calorico.

Nella scelta del cibo il valore calorico, ovvero le calorie (cal) che esprime,  sono il parametro più importante e sappiamo che quotidianamente non dovremmo superare la soglia di assunzione delle 2000.

Quante ce ne sono nei cibi che consumiamo? Cominciamo con quelli della prima colazione.

Quella tradizionale e considerata “buona” si basa sul consumo di una fetta di pane burro e marmellata (260 cal), caffellatte (130 cal), spremuta di arancia (100 cal) e comporta il consumo di circa 500  cal. Si possono “associare” altri alimenti considerati “naturali” come la frutta fresca o secca; attenzione a quest’ultima particolarmente ricca di calorie; un dattero  o un fico secco può contenere 50 cal e altrettante ne contengono 10 grammi di noci.

Le alternative “industriali” sono le merendine (110 kcal a porzione) o una fetta di dolce (panettone, pandoro, crostate, ecc.) (180 cal per 50 grammi), yogurt  (130 cal a porzione), succo di frutta (120 cal). Anche in questo caso le calorie sono circa 500.

Particolarmente ricca è la colazione “inglese” dove entrano in campo prepotentemente gli alimenti di origine animale. 100 grammi di bacon hanno 540 cal, di uova strapazzate 148 cal, di wurstel 230 cal e le patate fritte oltre 300 cal. I più famelici accostano a queste “delizie” anche salumi, formaggi e del pane tostato.

Riempiendo i piatti di tutto questo ben di Dio, si può stimare che il consumo di 1000 cal in un solo pasto non è poi così raro.

Per alcuni si tratta di alimenti non molto salutari, ma sono particolarmente graditi soprattutto nel mondo anglosassone.

Durante la giornata le abitudini alimentari sono molto variegate.

Tra gli alimenti considerati “buoni” abbiamo i panini moderatamente farciti come quello al prosciutto che può fornirci 400 cal. C’è poi la pizza margherita da 300 grammi con circa 800 cal, un piatto di pasta dalle 400 alle 700 cal in funzione del condimento utilizzato e infine 250 grammi di carne (bovino, pollo, maiale, pesce) circa 300 cal.

Per ogni cento grammi la frutta ha un contenuto calorico che varia dalle circa 30 cal per 100 grammi delle angurie alle oltre 100 cal dei fichi. Prendiamo infine in considerazione i dolci fatti in casa. Una fetta del classico ciambellone può contenere circa 300 cal.

Chi consuma bevande alcoliche con un bicchiere di vino da 200 ml assume circa 250 cal, mentre con la stessa quantità di birra ne assume la metà.

Sono invece considerati negativamente i pasti consumati nei fast food e i tanti alimenti pronti per essere consumati tal quali oppure dopo un rapido passaggio in un forno a microonde o in padella.

Nei fast food consumando il più semplice dei panini imbottiti con un hamburger  assumiamo circa 250 cal (raddoppiano nei big), 200 g di patatine fritte ci regalano 340 cal e una lattina di bevanda analcolica zuccherato circa 150 cal.

I prodotti surgelati da “ripassare” hanno un contenuto calorico per porzione che varia delle circa 300 cal per i sofficini alle oltre 500 cal della pasta.

I “surrogati” vegetali della carne a base di cereali e /o leguminose (hamburger, bistecche, straccetti, ecc,) hanno un valore calorico intorno alle 200 kcal per 100 grammi e  sono dello stesso ordine di grandezza degli originali di origine animale.

Cibi “ultraprocessati”.

Sono considerati tali quelli costituiti da un numero d’ingredienti superiori a cinque; sono in molti a ritenere i cibi “ultraprocessati” poco salutari o addirittura pericolosi. Leggendo le etichette dei cibi industriali possiamo vedere che quasi tutti sono costituiti da un numero d’ingredienti superiori a cinque.

La lista è infatti piuttosto nutrita e va dai tanti prodotti da forno (merendine, snacks, panettoni, ecc.) alle bevande analcoliche, da alcuni yogurt agli alimenti di base vegetale chiamati come i corrispondenti di origine animale (bevande alla soia o hamburger vegetali). A proposito di quest’ultima categoria, sono in molti a credere che si tratti di alimenti “semplici”; basta però leggere le etichette per rendersi conto che si tratta di capolavori d’ingegneria alimentare in cui la chimica ricopre un ruolo importante.

Anche se si può stentare a crederlo una bistecca “vegetale” è un cibo ultraprocessato a differenza della bistecca di carne che è un alimento semplice.

Gli alimenti artigianali oppure elaborati nelle cucine domestiche e/o dei ristoranti non sono presi in considerazione. Eppure gli ingredienti usati sono spesso superiori a cinque. Una semplice pasta aglio, olio e peperoncino oltre a questi ingredienti può contenere sale, pomodoro, prezzemolo e formaggio grattugiato.

Considerazioni finali.

Nella nostra opulenta società il cibo è abbondante e gli interessi economici che ruotano intorno sono formidabili. L’interesse primario dei produttori e dei distributori è di riuscire a venderne quanto più possibile e la concorrenza tra questi operatori è spietata.

Denigrare un cibo a favore di un altro è una pratica molto diffusa e prova ne sono l’invenzione di termini come “cibo spazzatura” o alimenti “ultraprocessati”.

Esaminando però con freddezza i cibi che abbiamo a disposizione ci possiamo rendere conto che non ne esistono di “buoni” o “cattivi”. Spetta a noi scegliere quelli che più ci piacciono tenendo comunque presente di non esagerare nelle quantità (non oltre le 2000 cal giornaliere), condurre corretti stili di vita e anche evitare gli sprechi acquistando soltanto quello che mangeremo.