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L’Autorità europea per la sicurezza alimentare lancia una consultazione pubblica sull’età appropriata per introdurre nei lattanti l’alimentazione complementare, quella che fra i non addetti ai lavori viene chiamato svezzamento. Il parere scientifico in bozza dell’Efsa, redatto da esperti scientifici dell’Autorità, si è basato su circa 300 studi. Una delle principali conclusioni cui giunge l’Autorità è che “l’età appropriata per introdurre alimenti complementari dipende dalle caratteristiche e dallo sviluppo del bambino, ancor più nei neonati pretermine. Nella maggior parte dei neonati, tale età è compresa tra 3-4 mesi circa e 6 mesi”.

 

L’Efsa sostiene poi che fino a 6 mesi di età circa la maggior parte dei bambini non ha bisogno di alimenti complementari per esigenze nutritive, a eccezione di alcuni neonati allattati esclusivamente al seno e a rischio di carenza di ferro. Sotto i riflettori degli esperti anche l’introduzione precoce di alimenti che possono suscitare allergie: non ci sono prove che il rischio davvero aumenti. Secondo il parere espresso dall’Efsa, infatti, “non ci sono evidenze che l’introduzione precoce di alimenti potenzialmente allergizzanti – come uova, cereali, pesce e arachidi – aumenti il rischio di sviluppare allergie nei bambini”. Stesso discorso per il glutine: “Non ci sono prove di effetti positivi o negativi circa l’introduzione di alimenti contenenti glutine prima dei 6 mesi di età”, scrive l’Autorità.

Il parere esamina l’introduzione di alimenti complementari dal punto di vista dello sviluppo, della nutrizione e della salute. Non si tratta – spiega l’Efsa – di una valutazione della durata ottimale dell’allattamento esclusivo, in quanto la valutazione è applicabile indipendentemente dal fatto che i neonati all’inizio siano allattati esclusivamente al seno o nutriti con latte artificiale. La consultazione è aperta fino al 29 maggio 2019.