Notizie recenti

Newsletters

 
 
Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Uno dei nostri obiettivi è diventare il TUO punto di riferimento!

Se non conosci i tuoi diritti, se non sai come farli valere, se hai problemi con

la Pubblica Amministrazione o con i gestori dei servizi pubblici,

l' U.N.C. ti offre assistenza legale, fiscale e consigli utili, tutelandoti in tutte le sedi,

anche giudiziarie,conciliative,tributarie ...

L' UNIONE fa la forza se dai forza all'UNIONE.

 

L’Italia si trova in si trova in una condizione di “cronica sotto-assicurazione”, dice l’Ivass. Solo il 2,4% delle abitazioni è assicurato per le calamità naturali. Nel frattempo è arrivata la rivoluzione tecnologica

Sabrina Bergamini

In Italia la cultura assicurativa è ancora poco diffusa. La popolazione non percepisce più di tanto la necessità di assicurare se stessa, o i propri familiari, o la casa, di fronte alla possibilità di un rischio. E la “cronica sotto-assicurazione” dell’Italia è ben evidente nel caso delle calamità naturali. Solo il 2,4% delle abitazioni è assicurato per le catastrofi.

È il panorama tracciato da Fabio Panetta, direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell’Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) al convegno “Obiettivo protezione. La diffusione della cultura assicurativa in Italia e l’impatto dell’innovazione tecnologica”.

 

La rivoluzione tecnologica

Cultura assicurativa, alfabetizzazione finanziaria e assicurativa in Italia sono ancora carenti e molto basse. Non è una novità, considerati gli studi anche internazionali che lo dicono da tempo. Allo stesso tempo, ha un impatto ancora non del tutto esplorato la “rivoluzione tecnologica”, quella connessione continua che anche nel settore assicurativo cambia le modalità di interazione fra aziende e clienti – via app e social network, gli strumenti ai quali sempre più spesso si rivolgeranno coloro che in futuro avranno bisogno di un’assicurazione.

«La tendenza dei clienti a “fare da soli on-line” da un lato li espone, paradossalmente, a maggiori rischi, a volte rendendoli solo in apparenza autonomi ma di fatto eterodiretti da emotività indotte e false informazioni, se non da vere e proprie truffe, in tal modo ampliando, e non riducendo, i problemi di misselling. Dall’altro – spiega il presidente Ivass – accresce le esigenze di cultura assicurativa, protezione informatica, revisione dei processi di valutazione di adeguatezza e appropriatezza, ripensamento di modalità e contenuti dell’intermediazione».

Anche nel settore assicurativo sta aumentando l’offerta di strumenti sempre connessi, come scatole nere e app, e questa è «una delle grandi porte di accesso al mondo dei Big Data».

Cultura assicurativa: poco diffusa

Il presidente dell’Ivass ricorda che la protezione del consumatore si fonda su «tre pilastri: la qualità e la trasparenza, che consistono nel garantire prodotti semplici, chiari, adeguati alle esigenze dei clienti; la correttezza, che si basa sull’impostazione di relazioni con gli assicurati improntate al loro interesse; la confrontabilità tra prodotti e la cultura assicurativa, essenziali per porre il consumatore nelle migliori condizioni per compiere scelte consapevoli».

Quando si parla di cultura assicurativa – significa «mettere il consumatore nelle migliori condizioni per compiere scelte consapevoli» – il presidente Ivass sottolinea le difficoltà che si affrontano: «nel nostro Paese, che pure vanta un posto di primo piano nella storia della scienza assicurativa e della sua pratica, la cultura assicurativa è purtroppo ancora poco diffusa».

Spiega Panetta: «La maggior parte della popolazione italiana non percepisce il bisogno di assicurare sé stessa, i propri beni o i propri congiunti. La definizione di “rischio”, inteso come possibilità che si verifichi un evento futuro e incerto, la facoltà di coprire tale rischio o, ancora, la presenza di una serie di strumenti che si possono utilizzare per vivere con maggiore tranquillità, sono concetti ancora troppo spesso estranei al modo di pensare dei cittadini. Si acquistano polizze r.c. auto perché obbligatorie, ma pochi mostrano propensione ad assicurarsi contro infortuni, anche domestici, malattie, o per l’arrivo della senilità, per i danni che la propria abitazione potrebbe subire in caso di catastrofi naturali o per il danno che può causare il proprio animale domestico. Come rispondere? L’esigenza prioritaria è informare e formare i cittadini sul concetto di “rischio”».

Catastrofi naturali: assicurate solo il 2,4% delle case

Il presidente dell’Ivass fa l’esempio delle diverse cifre che vengono investite per i giochi da un lato e per le assicurazioni dall’altro: nel 2018 gli italiani hanno speso 107 miliardi di euro in giochi e lotterie legali; nel ramo danni non auto, 17 miliardi di premi. Attira più la possibilità di una grande vincita, obiettivamente remota, che quella di evitare un rischio di fatto più concreto.

E così l’Italia si trova in una condizione di “cronica sotto-assicurazione” che emerge anche dal confronto internazionale. A partire dalle calamità naturali.

«Il caso delle catastrofi naturali è emblematico – spiega Panetta – L’Italia è nello stesso tempo il paese europeo più esposto al rischio di terremoti e alluvioni e quello con la più alta quota di ricchezza, oltre due terzi, investita in case e immobili. Ciò farebbe presupporre che fosse anche il paese con la più ampia diffusione di questo tipo di coperture, data l’elevata probabilità, soprattutto in più aree del Centro-Sud, di subire danni ingenti a un bene primario come l’abitazione. Nulla di tutto questo si riscontra sul nostro mercato assicurativo, dove appena il 2,4 per cento delle abitazioni è coperto da rischi relativi a catastrofi naturali. Per di più, la diffusione territoriale delle polizze è inversamente proporzionale all’esposizione al rischio».

Educazione assicurativa scarsa

Tutto questo si collega anche a un altro tema: la scarsa educazione finanziaria e assicurativa degli italiani.

«Sarà comunque difficile raggiungere l’obiettivo di innalzare il livello di copertura assicurativa nel nostro Paese – aggiunge il presidente Ivass – se non migliorerà il livello di alfabetizzazione in materia finanziaria, oggi ancora molto basso».

C’è poi il tema delle conoscenze più specificamente assicurative. L’Ivass ha avviato un progetto per sottoporre un test di alfabetizzazione assicurativa a un campione di italiani (una misurazione che rappresenterebbe una prima volta a livello mondiale per progetti di questo tipo). E fra le iniziative in calendario, ci sarà la prima Giornata dell’educazione assicurativa il prossimo 9 ottobre, nell’ambito del mese dedicato all’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale.