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I prezzi dell’assicurazione rc auto sono diminuiti del 28,6% dal 2012 al 2019 e il premio medio è di 405 euro, mentre è calato il gap con l’Europa e fra le province. Il premio base, ipotizzato da un ddl di riforma, non piace all’Ania e non convince i consumatori

Sabrina Bergamini

I prezzi dell’assicurazione rc auto sono diminuiti del 28,6% dal 2012 al 2019 e il premio medio è di 405 euro. Si è ridotto anche il differenziale con l’Europa e il gap fra le province italiane. Questo il quadro che emerge dalle parole dell’Ania, l’associazione fra le imprese assicuratrici, in audizione ieri alla Camera.

 

Nella relazione degli assicuratori c’è una anche valutazione critica nei confronti di una possibile riforma del settore, un disegno di legge che si propone fra l’altro di introdurre un premio base uniforme per l’assicurazione rc auto. La prospettiva non piace all’Ania. E in realtà è un’ipotesi bocciata anche dall’Unione Nazionale Consumatori e da Federconsumatori.

Rc auto, i numeri

Il gap tra il premio medio italiano e quello europeo si è ridotto, dai 213 euro della media 2008-2012 ai 72 euro del 2018, ha detto l’Ania in audizione. Il premio medio italiano è diminuito del 28,6% da marzo 2012 a giugno 2019 e ha raggiunto il valore medio di 405 euro. Nell’ultimo anno la dinamica dei prezzi risulta ancora in flessione e registra un meno 1,5% su base annua nel secondo trimestre 2019.

Ancora: l’Ania sottolinea che «il gap tra le province italiane si è ridotto di oltre il 40% per effetto della concorrenza e della tecnologia, malgrado la frequenza sinistri in alcune zone si mantenga su livelli quasi doppi rispetto alla media nazionale».

Tariffe uniformi e premio base

Le imprese si mostrano critiche rispetto al disegno di legge che si propone di modificare due norme del Codice delle Assicurazioni, fra cui la proposta di modifiche dell’art. 132 -ter del Codice delle assicurazioni-CAP volte a introdurre tariffe uniformi per assicurati r.c.auto “virtuosi” a prescindere dalla residenza. Ci sarebbe un premio base uniforme per gli assicurati nella stessa classe di merito senza sinistri con responsabilità negli ultimi due anni, a prescindere dalla residenza. E un tetto massimo del 20% di incremento del premio base come unico correttivo della maggiore incidentalità registrata in alcune province.

Per l’Ania è un modello che limiterebbe la libertà tariffaria delle imprese. E non terrebbe conto delle differenze territoriali, rischiando di risolversi in un aumento del premio per alcune categorie di assicurati.

Si legge nell’audizione: «le modifiche dell’art. 132-ter, non incidendo sul fabbisogno tariffario, se da un lato consentirebbero una riduzione del prezzo per alcuni assicurati, dall’altro produrrebbero un insostenibile innalzamento del premio per poche altre categorie. Questo perché il DDL, intervenendo in modo a-tecnico, non propone i necessari interventi strutturali in grado di impattare sull’elevato costo dei risarcimenti(e quindi sul livello dei prezzi della copertura assicurativa); senza questo tipo di interventi sulle cause socio-economiche del livello del prezzo r.c. auto (come quelli attuati in precedenza dal legislatore per contrastare i falsi “colpi di frusta”, con conseguente significativa diminuzione del premio medio) sarà impossibile la diminuzione del costo totale dei sinistri, che è la componente principale del “fabbisogno tariffario”, che rimarrebbe in tal modo invariato».

I consumatori non sono convinti

In realtà anche le associazioni dei consumatori non sembrano convinte. Non lo è l’Unione Nazionale Consumatori.

«No ad una tariffa media nazionale per gli assicurati virtuosi – dice Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori –  Anche se capiamo la finalità, alla fine si tratta delle vecchie compensazioni tra province già bocciate, che rientrano dalla finestra sotto forma di tetto di aumento del 20%».

Per Dona «le compagnie, non potendo salire oltre il 20% rispetto alla tariffa uniforme fissata, compenserebbero i minori introiti sugli altri automobilisti. Non è giusto, però, che la riduzione per chi sta a Napoli sia pagata da quelli di Aosta. Non solo si tratterebbe del solito gioco delle 3 carte, ma si introdurrebbe un meccanismo di compensazione inefficiente, un riallineamento delle tariffe che, premiando le zone con più incidenti a danno di quelle con meno sinistri, peggiorerebbe l’efficienza del mercato e finirebbe per determinare uno svantaggio per i consumatori nel loro complesso, facendo innalzare, nel lungo periodo, il premio medio».

Tariffe ancora care

Federconsumatori a sua volta parla di tariffe ancora troppo care. Per farle scendere, aggiunge, bisogna premiare i comportamenti corretti. La flessione del 28,6% rivendicata dall’Ania contrasta con le rilevazioni dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori che parla di un aumento di 134,45 euro, più 23,7%, dal 2013 al 2019. Mentre a livello nazionale i costi applicati al Nord risultano risultano meno cari del 51% rispetto a quelli del Sud e quelli del Centro sono meno cari rispetto al Sud del 32%. Anche da Federconsumatori, infine, arriva una bocciatura del premio base.

«Apprezziamo in tal senso la volontà del Governo di adottare provvedimenti tesi a calmierare le tariffe, specialmente nelle aree dove ancora si pagano polizze estremamente onerose e sproporzionate rispetto alla media nazionale, la soluzione ottimale per risolvere tale problema non è però, a nostro avviso, l’adozione del premio base uniforme – dice Federconsumatori – Con la tariffa base unica, infatti, si opererebbe solo una redistribuzione del rischio senza premiare l’automobilista virtuoso. Per abbassare le polizze è invece necessario dare maggiore rilevanza alla premialità dei comportamenti corretti: in questo modo si avrebbe il doppio vantaggio di far abbassare le tariffe e aumentare la sicurezza sulle strade. Inoltre è fondamentale calmierare le polizze per contrastare il fenomeno della circolazione di vetture prive di copertura».