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Il 6% delle giornate di degenza ospedaliera sia dovuto a eventi avversi derivati da attività ambulatoriale e cure primarie

Elena Leoparco

Sicurezza e qualità delle cure sono due aspetti imprescindibili per chi eroga prestazioni sanitarie. 1 paziente su 10 tra quelli ospedalizzati va incontro a un evento avverso ma fortunatamente solo una minima parte comporta danni permanenti o morte.

L’OCSE stima che il 6% delle giornate di degenza ospedaliera sia dovuto a eventi avversi derivati da attività ambulatoriale e cure primarie; globalmente eventi avversi di questo tipo rientrano nelle prime 10 cause di morte e disabilità nel mondo (OMS).

 

Il tema degli errori e dei possibili danni collegati a pratiche clinico assistenziali è emerso all’inizio di questo secolo e rapidamente è diventato una caratteristica imprescindibile di tutte le Organizzazioni sanitarie.

Le Infezioni Correlate all’assistenza (ICA)

Tra i più comuni eventi avversi vi sono le Infezioni correlate all’assistenza (ICA) acquisite che possono verificarsi in ogni ambito assistenziale e costituiscono la complicanza più frequente e grave dell’assistenza sanitaria.

Come le altre infezioni, a seconda del microrganismo, le ICA si possono trasmettere per contatto diretto da persona a persona (soprattutto tramite le mani, le goccioline emesse durante la fonazione, gli starnuti o i colpi di tosse) o indiretta mediante oggetti contaminati (ad esempio, strumenti diagnostici o assistenziali, oggetti in comune).

Queste infezioni hanno un impatto clinico ed economico rilevante in termini di prolungamento della durata della degenza, possibile insorgenza di disabilità a lungo termine, incremento dell’antimicrobico-resistenza, aumento del costo dell’assistenza e della mortalità.

Come contrastare le ICA

Ad oggi non esistono evidenze che si possa arrivare al rischio zero ma si sa per certo che si possono prevenire in una percentuale stimata attorno al 40-50% laddove c’è un impegno di tutti nell’applicare le raccomandazioni specifiche emergenti dagli studi scientifici si possono dimezzare gli eventi avversi.

Uno dei punti cruciali per il contrasto alle ICA è la definizione e l’applicazione di buone pratiche di assistenza e di altre misure di prevenzione e controllo delle infezioni, secondo un programma integrato che deve essere adattato in ogni ambito assistenziale.

Tra le misure prioritarie si ricordano il lavaggio corretto delle mani, la riduzione delle procedure diagnostiche e terapeutiche non necessarie, il corretto uso degli antibiotici e dei disinfettanti, la sterilizzazione dei presidi, il rispetto della asepsi nelle procedure invasive, il controllo del rischio di infezione ambientale, la protezione dei pazienti con utilizzo appropriato della profilassi antibiotica e la somministrazione delle vaccinazioni raccomandate (anche per gli operatori sanitari), le attività di sorveglianza delle infezioni, l’identificazione e il controllo tempestivi delle epidemie, l’eventuale isolamento dagli altri pazienti, il rinforzo delle misure che già di norma devono essere adottate per evitare il contagio tra i pazienti.

L’impegno di tutti

La prevenzione funziona al meglio quando organizzazioni, professionisti e pazienti sono consapevoli di questo rischio che accompagna tutte le pratiche clinico assistenziali, segnalano quando questo avviene e collaborano e adottano tutte le misure necessarie per prevenirlo.

La consapevolezza della possibilità di eventi avversi non deve far dimenticare che nel 90% dei casi si eroga assistenza sanitaria sicura. 

L’Italia ha un impianto normativo avanzato e coerente con gli standard internazionali, esperienze nazionali, regionali e buone pratiche molto valide: la sfida è quella di concretizzarle in modo omogeneo in tutto il Paese.

La miglior sicurezza delle cure è il frutto di una attenzione e di uno sforzo continui che ci vedono coinvolti tutti gli operatori, ciascuno nel proprio ruolo.