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Valeria Zeppilli

L'errore diagnostico è una delle ipotesi più frequenti di responsabilità medica, con la quale la giurisprudenza si è spesso confrontata.

Quando si verifica l'errore diagnostico

Particolarmente rilevante è la sentenza della Corte di cassazione numero 47448/2018, che è stata l'occasione per i giudici per ribadire che l'errore diagnostico può aversi in due ipotesi:

 

quando il medico, dinanzi a uno o più sintomi di una malattia, non li riconduce a una patologia nota o li riconduce a una patologia errata,

quando il medico omette di sottoporre il paziente ai controlli e agli accertamenti che invece sono doverosi per formulare una corretta diagnosi.

La condotta del medico è colposa anche quando la sintomatologia lamentata dal paziente dovrebbe indurlo a formulare una diagnosi differenziale, ma egli non vi provveda e resti nella posizione diagnostica iniziale, errata.

Errore diagnostico e nesso causale

Se il sanitario omette di effettuare i dovuti esami clinici può essere chiamato a rispondere penalmente dinanzi al nostro ordinamento giuridico.

Ad esempio, la Cassazione, con la sentenza numero 36603/2011, ha decretato la condanna per lesioni personali colpose di un medico che, non avendo effettuato i dovuti esami clinici, aveva dimesso con la diagnosi di gastrite un paziente che in realtà era affetto da una patologia tumorale e, in tal modo, aveva favorito un processo patologico che, se fosse stato subito curato, sarebbe stato evitato o quantomeno contenuto.

Del resto, è la celebre sentenza Franzese (Cass., SS.UU., n. 30328/2002) che, in tema di reato colposo omissivo, ha ritenuto configurabile il rapporto di causalità se, considerando avvenuta un'azione omessa ma doverosa, si riscontra che l'evento dannoso o si sarebbe verificato più tardi o avrebbe avuto una minore intensità lesiva.

Incertezza diagnostica

In ogni caso, come affermato questa volta dal Tribunale di Treviso con la sentenza numero 578/2010, l'errore diagnostico dal quale sia derivato il ritardo nell'accertamento di una grave malattia, anche se non ha influito negativamente sull'evoluzione, sul trattamento e sulla prognosi, può comunque determinare il diritto al risarcimento del danno cagionato al paziente.

Il risarcimento, in tal caso, si ha per ristorare lo stato d'ansia derivato al paziente dall'"incertezza diagnostica" e va quantificato facendo ricorso a criteri equitativi.

Diagnosi intra-operatoria

Interessante, infine, è la sentenza del Tribunale di Roma numero 17586 del 19 settembre 2018, che ha decretato la responsabilità solidale di due medici per un errore diagnostico intra-operatorio, ricordando che l'obbligo di diligenza gravante su ciascun componente di un'equipe medica non è limitato alle sole mansioni che gli sono affidate, ma si estende anche al controllo dell'operato e degli errori altrui che siano evidenti e non settoriali.