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Entro il 2050 la resistenza agli antibiotici potrebbe causare 10 milioni di morti nel mondo, se non si interviene con dei correttivi. I costi per l’Italia sono stimati in 13 miliardi di dollari

Sabrina Bergamini

La resistenza agli antibiotici potrebbe causare 10 milioni di morti nel mondo da qui al 2050 se non si interviene subito. 2,4 milioni di persone potrebbero perdere la vita in Europa, Nord America e Australia nel periodo 2015-2050, a causa della resistenza agli antibiotici. L’impatto economico, poi, potrebbe essere ancora più grande di quello che si è avuto per la crisi finanziaria di dieci anni fa. È il panorama impressionante che è stato ricordato dalla Simit, Società italiana di malattie infettive e tropicali, in questi giorni a congresso a Palermo.

 

In uno scenario privo di correttivi, elaborato dall’Organizzazione mondiale della Sanità, entro il 2050 la prima causa di morte saranno le infezioni da germi resistenti.

Il fenomeno in Europa

«Ogni anno si verificano in Europa più di 670.000 infezioni da batteri resistenti agli antibiotici e ci sono 33.000 decessi come diretta conseguenza di queste infezioni di cui 10.780 persone muoiono ogni anno in Italia – ricorda la Simit –  2,4 milioni di persone potrebbero perdere la vita in Europa, Nord America e Australia nel periodo 2015-2050, a causa della resistenza agli antibiotici. L’impatto economico della resistenza antimicrobica (AMR) potrebbe avere nel 2050, nella peggiore delle ipotesi, ripercussioni più pesanti della crisi finanziaria del 2008-2009».

L’antibiotico resistenza costerà all’Italia 13 miliardi di euro da qui al 2050.

Il consumo di antibiotici in Italia

In questo panorama si inseriscono anche i dati dell’ultimo rapporto dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, sull’uso di antibiotici.

Il consumo di antibiotici in Italia si è attestato a 21,4 dosi al giorno ogni mille abitanti, e nonostante il trend in riduzione, è ancora superiore alla media europea. C’è una grande varietà regionale – i consumi sono maggiori al Sud e nelle Isole – e in nove casi su dieci questi farmaci sono prescritti dal medico di base o dal pediatra. I consumi sono maggiori in inverno. E nelle fasce d’età estreme, fra i bambini e gli over 75.

Il 90% del consumo di antibiotici è dunque in regime di assistenza convenzionata, ovvero in seguito alla prescrizione del Medico di Medicina Generale o del Pediatra di Libera Scelta. «È quindi soprattutto in questa “area prescrittiva” che si devono concentrare i maggiori sforzi di per rendere l’uso degli antibiotici più assimilabile a quanto avviene nel resto dell’Europa», dice la Simit.

«Per quanto attiene il consumo di farmaci antibiotici in ambito ospedaliero – spiega Marcello Tavio, neo eletto presidente Simit e Direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona – questo non si scosta dalla media europea. L’analisi per area geografica conferma un maggior consumo al Sud e al Centro rispetto al Nord, pur registrando una confortante e progressiva tendenza a un uso più attento degli antibiotici proprio nelle aree di maggior utilizzo. Luci e ombre, pertanto, che devono aiutarci a capire cosa evitare e dove andare».

L’Italia ha il primato negativo in Europa di mortalità per resistenza agli antibiotici: l’allarme è risuonato anche qualche giorno fa, su dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità, che riguardano le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli otto patogeni sotto sorveglianza.

I nuovi antibiotici

«Per combattere la battaglia contro le malattie infettive di origine batterica servono gli antibiotici, non ci sono dubbi – dice la Simit – Ma per combattere l’insorgenza di germi multiresistenti dovuta all’utilizzo degli antibiotici serve cultura, sensibilità e attenzione da parte di tutti, anche dei pazienti».

Il messaggio della Simit è quello di non sprecare oggi l’antibiotico che non serve per evitare di prendere un’infezione più difficile da curare domani

«Se ragioniamo sul futuro, dobbiamo distinguere fra un futuro con intervento e un futuro senza intervento – conclude Tavio – Se non interveniamo in maniera decisa e duratura, coinvolgendo la società civile e le istituzioni al pari del sistema sanitario in tutti i suoi gangli come le aziende farmaceutiche che scoprono e producono nuovi antibiotici, il futuro è nero. In un recente scenario privo di interventi correttivi, elaborato a cura dell’OMS, entro il 2050 la prima causa di morte saranno le infezioni da germi resistenti, con un numero di vite perdute (10 milioni) pari al numero di morti che il cancro causa attualmente. Se invece, per paura o per saggezza, interveniamo (e abbiamo tutto il tempo, le energie e le risorse per farlo) fra 10 anni parleremo d’altro».