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Un rischio per la trasmissione del virus, medici e infermieri a contatto con molte persone fragili. La sfida di Humanitas e Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS

NICLA PANCIERA

L’influenza è un rischio da non sottovalutare. Rappresenta una delle principali cause di morte fra le malattie infettive. Il 90% dei decessi si registra fra gli anziani, spesso preceduti da complicanze polmonari e cardiache, che ne determinano l’ospedalizzazione. Solo in Italia, lo scorso anno l’influenza ha colpito 8 milioni di persone, con circa 800 casi gravi e 200 decessi evitabili.

 

«Questi dati non devono destare allarmismo o preoccupazione nella popolazione sana» spiega il Professor Walter Ricciardi, direttore del Dipartimento di Scienze della Salute della donna, del bambino e di sanità pubblica del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma e presidente di MIRO Public Health, centro interuniversitario Humanitas University-Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma. I soggetti più vulnerabili sono bambini, over 65, pazienti immunodepressi e con problemi cronici respiratori e cardiaci, donne in gravidanza e grandi obesi. Costoro dovrebbero ricorrere allo strumento più efficace per prevenire l’influenza (e le sue gravi complicanze). Più persone sono vaccinate e meno probabilità avrà il virus di diffondersi e di raggiungere i più deboli.

A doversi vaccinare, per proteggere se stessi e gli altri, è in primo luogo il personale medico e sanitario, a contatto con persone fragili. I dati però evidenziano come questa categoria professionale arrivi, a fatica, a sfiorare il 15% dell’immunizzazione totale. «Sono ancora troppo pochi gli operatori sanitari italiani che si vaccinano contro l’influenza e il dato è sconcertante - ha proseguito Ricciardi -. Medici, infermieri, personale volontario e tutte le figure che lavorano in ospedale dovrebbero sottoporsi a queste procedure preventive perché è fondamentale contenere quanto più possibile ripercussioni negative per la salute, non solo dei diretti interessati, ma soprattutto degli assistiti».
Per incrementare ulteriormente le coperture dei propri operatori registrate nello scorso anno, l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, dalle prestazioni vaccinali antiinfluenzali già ben oltre la media nazionale, hanno deciso di lanciarsi una flu-challenge. «Ci vacciniamo, in generale, con la convinzione di prevenire una fastidiosa malattia di stagione» ammette il dottor Michele Lagioia, Direttore Sanitario di Humanitas «siamo meno orientati, anche fra professionisti sanitari, sull’importanza della vaccinazione anti-influenzale come protezione da assicurare ai nostri pazienti, in particolare ai più fragili».

I dati relativi al tasso di vaccinazione influenzale nelle due strutture ospedaliere saranno settimanalmente resi pubblici sulla intranet aziendale - e a periodicità definita anche sui siti web dei due ospedali - in maniera standardizzata e per specifiche categorie professionali: medici, infermieri e altre professioni sanitarie, studenti e specializzandi. «Oltre che per tutelare se stesso e gli assistiti» spiega il Direttore Sanitario del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS Andrea Cambieri. «L’operatore sanitario ha il dovere di vaccinarsi contro malattie infettive prevenibili anche per garantire l’operatività del sistema assistenziale durante i periodi di epidemia».

COME RICONOSCERE L’INFLUENZA

Devono comparire contemporaneamente insorgenza brusca di febbre alta, sintomi respiratori (come naso che cola o mal di gola) e almeno un sintomo sistemico, come dolori muscolari o articolari. La maggior parte delle persone guarisce da febbre ed altri sintomi entro una settimana. Negli altri casi, si tratta di sindromi para-influenzali o infezioni respiratorie acute che, per quanto possano dare sintomatologie meno intense, spesso si prolungano più dell’influenza e possono durare fino a 10 giorni. Per prevenire l’insorgere di influenza e raffreddore, inoltre, è bene lavarsi frequentemente le mani, coprirsi naso e bocca quando si starnutisce o tossisce, evitare nei limiti del possibile luoghi affollati.