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Con ben 3 milioni di euro al giorno, quello della contraffazione alimentare è diventato un vero e proprio business. Pepe, Presidente dell’associazione: “Va tutelato il brand Made in Italy”.

Silvia Biasotto

Il commercio del falso causa oggi un danno di 110 euro per ogni cittadino dell’Unione e soprattutto 467mila posti di lavoro non creati e oltre 10,5 miliardi di fatturato potenziale. Sono i numeri impressionanti che emergono dal Rapporto 2019 sulle frodi agroalimentari presentato ieri a Roma dalla associazione FareAmbiente.

 

“Vi è un business molto forte dietro le frodi agroalimentari, che vanno contrastate fortemente per i rischi legati alla nostra salute e per i danni economici che queste creano al settore. Per entrami i risvolti, va tutelato il brand del ‘Made in Italy’”, ha detto Vincenzo Pepe, presidente di FareAmbiente.

I numeri della contraffazione

Si stima che in Europa entrino ogni anno 121 miliardi di euro di merci false, dove l’Italia nostro è il terzo Paese più colpito e il danno non è solo in termini di occupazione, ma anche di diritti d’autore non pagati tasse evaso. Con ben 3 milioni di euro al giorno, quello della contraffazione alimentare è diventato un vero e proprio business non solo per la criminalità organizzata ma anche per l’agrofurbo fai da te’.

Il rapporto sottolinea come negli ultimi 10 anni il settore abbia subito delle interessanti modifiche, anche se i prodotti maggiormente oggetto di illecito sono perlopiù gli stessi: vitivinicolo, zootecnico e conserviero, senza ovviamente dimenticare la ristorazione. 250.000 è la stima dei posti di lavoro persi negli ultimi 10 anni a livello mondiale, di cui 100.000 circa nella sola Unione europea.

I controlli sulle irregolarità

Dallo scandalo della melamina nel latte in polvere nel 2009, passando per quello per Escherichia coli nel 2011, alle uova al Fipronil nel 2017, il rapporto tira le somme definendo il mercato del cibo illegale di oggi come più subdolo e pericoloso, essendo questo non individualizzabile ad occhio nudo.

In particolare, nel 2018 l’Ispettorato Repressione Frodi ha effettuato 54.098 controlli, di cui 40.301 ispettivi e 13.797 analitici. Le irregolarità rilevate hanno riguardato il 20,3% degli operatori, il 12,4% dei prodotti e 8,7% sono stati i campioni con esito analitico irregolare. Nel corso delle operazioni di controllo, sono stati sequestrati prodotti agroalimentari per oltre 17,6 milioni di kg per un valore di oltre 21,8 milioni di euro, a cui vanno ad aggiungersi oltre 12,2 milioni di euro di beni mobili e immobili, per un totale del valore dei sequestri di oltre 34 milioni di euro. 

I Carabinieri del i Nas hanno compiuto invece 31.479 interventi che hanno rilevato 10.672 irregolarità e portato all’arresto di 13 persone. Oltre 23mila e 800 tonnellate e 14 milioni 70mila confezioni di alimenti irregolari sono stati sequestrati e sottratti prima del consumo.

Oggetto di controllo, con importanti riflessi anche economici, la ristorazione per i pasti fuori casa. Sono stati ispezionati 11.954 esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti, con 5245 strutture irregolari. Nel rapporto ci sono anche i numeri dei Carabinieri per la tutela agroalimentare e della Guardia di Finanza.

“La ristorazione – commenta Anna Zollo, coordinatrice, responsabile scientifico e vicepresidente vicario di FareAmbiente. – ancora oggi è oggetto di grossi illeciti. Il mercato del cibo è governato oggi da donne e giovani under 40 con abilità informatiche e tecnologiche. Inoltre, soprattutto all’estero, in base ai dati ICQRF, è tornata la tendenza dei wine kit”.

Le conclusioni del Rapporto

Il quadro è quello di un mercato del falso imponente e ramificato, ma nel tempo “sono state anche poste in essere normative, che troppo spesso sono risultate essere troppo miopi e poco sinergiche e frammentate e che nell’evolversi dei diversi governi, anche quelle innovative e significative sono state cancellate. Molto è stato fatto per quanto riguarda la tracciabilità e la rintracciabilità dei prodotti ponendo molto interesse sulla tutela del made in Italy”, si legge nel rapporto. E dal Presidente di FareAmbiente arriva una proposta: “Il ‘fraud food angel’, ovvero esperti a supporto delle strutture, sia ristorative che della distribuzione, affinché facciano da interfaccia fra i consumatori e le imprese”.

Il rapporto è scaricabile su www.fareambiente.it