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Nei prossimi giorni si discuterà a Bruxelles la riforma sul copyright ma l’86% dei consumatori non ne sa nulla. La preoccupazione condivisa è quella che la direttiva finisca per avere conseguenze negative e colpire la “libertà di link” e la possibilità di condividere contenuti pubblici presenti in rete. La denuncia viene dall’Unione Nazionale Consumatori, che si è attivata lanciando la campagna Poche Parole ed esprime preoccupazione per la possibile approvazione della direttiva e per i rischi alla libertà di espressione.

 

“Abbiamo il timore che l’eventuale approvazione della Direttiva sul copyright in discussionea Bruxelles non solo non salverà i bilanci dei grandi editori (dai quali, invece, sarebbe forse lecito aspettarsi un cambiamento dei modelli di business che venga incontro alle esigenze dell’utenza), ma anche che possa limitare oltre misura la facilità di accesso alle informazioni online soprattutto a discapito dei consumatori (oltre che dei piccoli editori indipendenti e delle start up)”. Con queste parole Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, annuncia di aver scritto agli eurodeputati che voteranno il prossimo 21 giugno la Direttiva sul diritto d’autore nel mercato digitale.

Le preoccupazioni maggiori, spiega l’Unc, riguardano nello specifico gli articoli 11 e 13 della Direttiva, i quali rischiano di comportare la chiusura degli aggregatori (come già avvenuto in Spagna con Google News, ma anche con realtà come Planeta Ludico, NiagaRank, InfoAliment e Multifriki), andando a colpire il pluralismo e la diffusione delle notizie, nonché (con l’articolo 13) di obbligare le piattaforme di condivisione online ad attivare filtri preventivi, trasformandole in censori.

“La nostra associazione – commenta Dona-  sta studiando da mesi il problema con la campagna #pocheparole che fa riferimento alle poche parole di uno snippet (la breve descrizione che accompagna un link con la funzione anticiparne il contenuto): il tema è capire se gli strumenti proposti da Bruxelles segnano una strada giusta per garantire, da una parte, una informazione di qualità e, dall’altra, la facilità di accesso alle news. Nelle scorse settimane – prosegue Dona – abbiamo diffuso un test per indagare sul grado di consapevolezza dei consumatori dal quale è emerso che l’86% dei consumatori digitali non ha mai sentito parlare della proposta di Direttiva o comunque non ne conosce neanche vagamente i contenuti. Un altro dato che merita approfondimento è che il 93% dei consumatori italiani ritiene internet un canale fondamentale di informazione e un italiano su due (il 49%) lo riconosce come il proprio strumento di informazione principale”.

Dalla ricerca svolta dall’associazione emerge che Internet è un canale di informazione fondamentale per i consumatori digitali italiani: lo usa con regolarità il 93% e per quasi la metà del campione rappresenta la principale fonte di informazione quotidiana. L’accesso alle notizie attraverso la visita diretta sul sito delle testate giornalistiche è di fatto minoritario e riguarda solo il 23% degli intervistati. Per il 76% l’accesso al contenuto editoriale è sempre intermediato, dai motori di ricerca (31%), dagli aggregatori di notizie (10%) e dai social network (35%). La condivisione di quanto si legge è un fatto normale nella gestione dell’informazione.  “Ci appelliamo al senso di responsabilità di chi voterà questa Direttiva – dice Dona – chiedendo ai parlamentari, ai quali abbiamo mandato i risultati della nostra indagine, di salvaguardare la libertà della Rete e il diritto dei consumatori ad un’informazione libera e accessibile”.