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Il Ministero delle Finanze ha chiarito che la TARSU e quindi anche la TARI succedutasi nel tempo è stata gonfiata a dismisura dai Comuni, che l’hanno utilizzata in maniera illegittima e del tutto arbitraria, applicando più volte la quota variabile che andava viceversa conteggiata una sola volta, su tutta la superficie dell'utenza, quindi sia la parte abitativa che le pertinenze che sono situate nello stesso Comune.

Tutto ciò costituisce una colossale truffa a discapito delle famiglie, sostiene l’Avv. Saverio Cuoco, presidente regionale dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria, perché secondo un recente calcolo effettuato dal Sole 24 Ora, l’applicazione illegittima della TARI arriva a costare ad una famiglia di quattro persone, oltre 280 euro in più all’anno.

Come è risaputo, il calcolo della Tari deriva da due quote: una quota fissa che è connessa ai metri quadrati dell'immobile e una quota variabile, mutevole a seconda del numero dei componenti della famiglia.

Come è emerso dalle indicazioni fornite dal Ministero delle Finanze, il calcolo corretto doveva essere eseguito sommando i metri quadrati dell’abitazione e delle pertinenze costituite da cantine, garage, solai, ecc. ed applicando una sola volta le tariffe.

I Comuni, invece hanno diviso l’abitazione dalle pertinenze ed hanno applicato la quota variabile più volte e cioè sia all’abitazione che alle pertinenze con conseguente moltiplicazione dell'importo complessivo della tassa, come se la presenza di garage e cantina moltiplicasse la capacità degli abitanti di produrre rifiuti, incidendo negli anni in maniera significativa sulle tasche dei contribuenti.

La fantasia dei Comuni negli anni non ha avuto limiti nell’applicazione della TARI, alcuni hanno tassato il garage come l’appartamento, ma non i solai e le cantine, altri hanno considerato le pertinenze come occupate da una sola persona, altri ancora come locali di depositi (e quindi applicando la tariffa per le utenze «non domestiche», addebitando sia la quota fissa sia una quota variabile diversa da quella per l’appartamento) e così via, ma tutte in maniera illegittima.

Il cittadino oppresso da una fiscalità nazionale e locale ormai senza limiti e diventata insopportabile, (ricordiamo che l’Italia è al secondo posto in Europa per l’aumento della pressione fiscale rispetto al PIL dal 2005 al 2015), viene letteralmente truffato dall’applicazione della TARI, tanto più perché essa costituisce una vera patrimoniale sui metri quadri della propria casa a prescindere dalla produzione di rifiuti e dal servizio di raccolta e smaltimento spesso inefficiente o del tutto assente da parte dei Comuni.

Anche la Cassazione ha di recente riconosciuto con propria sentenza (settembre 2017), che i cittadini hanno dei diritti e non sono bancomat da spremere a piacimento da Comuni incapaci di gestire l’emergenza rifiuti, condannando un Comune a riconoscere ad un contribuente la riduzione della Tassa rifiuti (Tarsu) del 40% a causa dell’assenza del servizio di raccolta e spaiamento avvenuta durante una delle tante crisi del servizio.

Per tali motivi l’Unione Nazionale Consumatori Calabria, diffida i Comuni ad applicare in maniera corretta la TARI secondo le indicazioni fornite dal Ministero delle Finanze e nel contempo chiederà il rimborso di quanto pagato illecitamente negli ultimi 5 anni a causa della moltiplicazione arbitraria della quota variabile e nel caso di esito negativo avvierà azioni collettive dinanzi le Commissioni Tributarie per la disapplicazione delle delibere illegittime adottate dai Comuni.