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Il Consiglio di Stato con la sentenza n. 4223 del 6/9/2017 ha stabilito che i comuni non possono determinare le tariffe a proprio piacimento determinando inconcepibili disparità tra categorie di superfici tassabili potenzialmente omogenee. 

La discrezionalità dell’ente territoriale nell’assumere le determinazioni al riguardo in particolare, nello stimare in astratto la capacità media di produzione di rifiuti cui la norma fa riferimento per tipologie - ha natura eminentemente tecnica, non “politica”. Come tale, si deve basare su una stima realistica in ragione delle caratteristiche proprie di quel territorio comunale e se del caso della sua vocazione turistica: deve insomma concretamente rispettare, nell’esercizio di siffatta discrezionalità tecnica, il fondamentale e immanente principio di proporzionalità, incluse adeguatezza e necessarietà. Per modo che non ne risultino incongruenze o disparita medie nell’applicazione di questo particolare prelievo dalla eloquente connotazione di tassa: che la legge evidentemente vuole per categorie corrispondente alla realistica esigenza di approntamento del servizio riferita a quel territorio.

Non v’è chi non veda, infatti, che una siffatta cattiva stima preventiva può dar luogo a notevoli irrazionalità concrete: vuoi in punto di trattamento eguale di situazioni dispari, vuoi in punto di trattamento diseguale di situazioni tra loro di pari capacità di produzione di rifiuti.

In concreto l’ente deve rispettare, nell’esercizio della discrezionalità tecnica, il fondamentale principio di proporzionalità, anche in conformità al principio comunitario «chi inquina paga», affermato in materia di Tarsu dalla Corte Ue nel 2009 e nel 2014.

Finalmente si inizia a mettere ordine al libero arbitrio dei Comuni, afferma l’avv. Saverio Cuoco, presidente regionale dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria.

In questi anni abbiamo assistito, prosegue, alla continua prassi dei Comuni di determinare la tariffa sui rifiuti su criteri assolutamente presuntivi, prescindendo dai costi effettivi del servizio stesso, inserendo voci di spesa del tutto inventate al solo scopo di fare cassa sulle spalle dei contribuenti.

Finalmente l’importante e recentissima sentenza del Consiglio di Stato statuisce che in materia di tassa sui rifiuti, è illegittimo fare pagare di più ai cittadini non residenti,

Con tale sentenza i cittadini, potranno chiedere il rimborso di quanto pagato in più, illegittimamente nel corso degli anni, rivolgendosi all’Unione Nazionale Consumatori Calabria, che raccoglierà i reclami inoltrati dagli stessi.