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Ormai tra bollette, ricevute, tasse, ratei, estratti bancari, bisogna tenere in casa un mucchio di scartoffie. Ma per quanto tempo? E' la domanda che continuano a fare i consumatori, molti dei quali passano dei guai perché non conservano la documentazione dei pagamenti secondo i tempi necessari perchè un pagamento cada in prescrizione E’ arcinota la persecuzione nei confronti degli automobilisti che, pur avendo pagato regolarmente il bollo auto, non hanno conservato il tagliando per almeno tre anni e non possono dimostrare quindi che non sono evasori.
Ad altri capita, invece, di ricevere dopo cinque anni una cartella esattoriale per una multa che hanno già pagato, oppure un avviso di pagamento per bollette già saldate, per ratei regolarmente versati tramite i conti correnti postali. Il fatto è che quando si effettuano pagamenti con i conti correnti postali non si può essere mai sicuri che arrivino a destinazione. Questo è già un buon motivo per conservare le ricevute di pagamento.
Anche le ricevute dei pagamenti più normali, come il conto dell'albergo, dovrebbero essere conservate per un po’ di tempo, perché in caso di qualche pasticcio l'albergatore ha tempo 6 mesi per pretendere la ripetizione del pagamento. Al consumatore, poi, conviene  sempre conservare lo scontrino per gli acquisti nei negozi perché ha tempo due anni per denunciare eventuali difetti della merce. Per una qualsiasi rivendicazione è necessario, però, avere sempre lo scontrino che attesti l’acquisto. I tempi della prescrizione variano da caso a caso e spesso si allungano senza un preavviso.
Una sentenza della Corte di Cassazione (n. 7662/1999), per esempio, ha stabilito che le cartelle esattoriali relative a contravvenzioni, bollo auto e tributi vari possono arrivare fino al quarto mese successivo al termine di prescrizione. Inoltre, per imposte e tasse, in caso di condoni e sanatorie la prescrizione si allunga per tutti di un periodo pari a quello entro il quale si può chiedere il condono o la sanatoria (in genere è di 6 mesi).
A causa di questa elasticità dei termini di prescrizione è sempre bene conservare la documentazione di pagamento per un anno in più di quello indicato nella tabella pubblicata di seguito. Spesso capita che i termini vengano temporaneamente allungati da qualche leggina ad hoc, quando, ad esempio, il fisco non ce la fa a mandare in tempo le cartelle esattoriali. Ecco, comunque, quali sono i tempi minimi per la conservazione di ricevute e documentazioni.
Tassa nettezza urbana    10 anni
Affitti e quote condominiali    5 anni
Bollette elettriche, telefoniche del gas, ecc.    5 anni
Altri pagamenti tramite conto corrente    5 anni
Ratei assicurativi    1 anno (dalla scadenza)
Pagamenti Irpef (*)    5 anni
Pagamenti IVA (*)    5 anni
Multe stradali    5 anni
Bollo auto    4 anni (dalla scadenza)
Ricevute alberghi e pensioni    6 mesi
Scontrini di acquisto merce    26 mesi
Parcelle professionisti    3 anni (da fine rapporto)
Onorari artigiani    10 anni
Cambiali    3 anni
Ricevute e operazioni bancarie    1 anno
Contratti vari (**)    5 anni
Certificato di garanzia    secondo durata
Ricevute spedizionieri    1 anno
Attestazioni contributi previdenziali    10 anni (da fine lavoro)
Canone RAI-TV    10 anni
ICI    5 anni
 
(*)     A partire dall’anno successivo a quello della dichiarazione annuale.
(**)   Periodo minimo e variabile: dipende dall’oggetto contrattuale.