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Si apprende dai quotidiani locali che il bilancio di previsione comunale che dovrà essere approvato entro il 30 giugno, prevederebbe una ulteriore impennata dei tributi per i reggini e precisamente un aumento del 32% del canone idrico e del 25% della TARSU.
Se tali avvisaglie dovessero trovare concretezza, denuncia l’Avv. Saverio Cuoco, presidente regionale dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria, saremmo dinanzi ad aumenti del tutto ingiustificati, che accrescerebbero una pressione fiscale già insostenibile pari a circa il 50% del prodotto interno lordo stando agli ultimi dati ISTAT riferiti all’anno 2009, ancora una volta ricadente sulle tasche ormai vuote dei cittadini, proprio nel momento in cui alle famiglie preme più di ogni altra cosa la sicurezza e le tasse che possono essere un esempio di civiltà, un contributo di tutti i cittadini alla vita della comunità, quando la fiscalità si presenta equa e distributiva, in grado di riequilibrare le situazioni più gravose, garantendo servizi efficienti a tutti i cittadini, viceversa, se le tasse diventano soffocanti e i servizi non migliorano, allora il cittadino non li può proprio comprendere. 
Se gli aumenti  annunciati dovessero ricalcare le percentuali dichiarate, ci troveremmo dinanzi ad un costo del servizio idrico per una famiglia media composta di un nucleo familiare di quattro persone che consuma all’incirca 300 metri cubi d’acqua l’anno, di circa 100 euro, mentre per la Tarsu l’aumento viene stimato in circa 40 euro l’anno.
Tali aumenti ricadrebbero inoltre in un periodo in cui vengono richiesti ulteriori sacrifici dal Governo per contrastare la crisi economica attuale.
E’ davvero paradossale che mentre i cittadini sono in attesa, dopo l’invio di migliaia di lettere di richiesta indirizzate al Comune, di ottenere il rimborso del 50% del canone acqua, in conformità a quanto previsto dalla  Giunta Comunale di Reggio Calabria, con delibera n° 557 del 14 Dicembre 2009, in considerazione dell’enorme percentuale di cloruri presenti nell’acqua che di fatto hanno reso impossibile destinarla al consumo umano per uso potabile e tenuto conto dei numerosi contenziosi pendenti dinanzi ai Giudici di Pace definiti con sentenza favorevole al cittadino, per il periodo 2002 – 2007, si proceda poi ad aumentare i costi del servizio idrico.
Senza tenere conto inoltre che in alcune zone del Comune di Reggio Calabria, le famiglie vivono quotidianamente il disagio della totale mancanza d’acqua o della insufficiente erogazione della stessa presente esclusivamente in alcune ore serali o notturne, il tutto in concomitanza dell’arrivo della stagione estiva che aggraverà ulteriormente i disagi dei cittadini. 
Del pari incomprensibile appare l’aumento del 25% della TARSU, già recentemente aumentata quasi del doppio, se si considerano i conseguenti aggiornamenti dell’addizionale comunale e del tributo provinciale, mentre l’obiettivo dell’amministrazione comunale come più volte sollecitato dall’Unione Nazionale Consumatori Calabria, doveva tener conto di un servizio di gestione dei rifiuti efficiente, aumentando progressivamente la percentuale di raccolta differenziata che avrebbe sicuramente comportato una diminuzione del costo del servizio e quindi della Tarsu stessa a carico dei cittadini. Infatti, quando un Comune provvede alla raccolta differenziata dei rifiuti generalmente accade che la tassa sulla raccolta diminuisca ed il Comune riesce addirittura a trarne un vantaggio economico poiché la raccolta differenziata si trasforma in una fonte di guadagno.
Si ha la netta percezione,  se i paventati aumenti dovessero trovare applicazione, di riversare sui contribuenti una consistente pressione fiscale , il tutto a fronte di servizi che appaiono ben lontani da quel grado di eccellenza e di quei parametri standard di qualità, che avrebbero potuto, almeno in parte, giustificare gli esborsi richiesti.