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IL CANONE RAI VA CONSERVATO PER 10 ANNI E-mail
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Molti pensano che il canone RAI vada in prescrizione dopo cinque anni, trascorsi i quali buttano la ricevuta. Poi, a causa di qualche pasticcio, ricevono un’ingiunzione di pagamento da parte della Agenzia delle entrate di Torino, Sportello abbonamenti alla televisione (SAT), che a causa di un raggiro legislativo ha la competenza esclusiva sul canone TV. Non avendo più la ricevuta, l’utente non può fare niente e, se volesse fare qualcosa, dovrebbe fare ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Torino, anche se abita a Caltanissetta. Questa è un’altra truffa legislativa dovuta a un regio decreto del 1940 con il quale fu emanato il Codice di procedura civile: l’art. 25 ha stabilito che in caso di controversie fra i cittadini e la pubblica amministrazione è competente il foro di quest’ultima e l’Agenzia delle entrate di Torino è una pubblica amministrazione che ha sede, appunto, a Torino. E’ chiaro che nessuno è disposto a recarsi a Torino diverse volte per una controversia da 104 euro.

L’equivoco che la ricevuta debba essere conservata per cinque anni è dovuto all’art. 2948 del Codice civile in base al quale va in prescrizione dopo cinque anni “tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi”. Ma ciò vale, ad esempio, per le bollette, non per il canone RAI, in quanto diverse sentenze della Corte costituzionale hanno stabilito che è un tributo e i tributi vanno in prescrizione dopo 10 anni, se non è disposto diversamente da qualche norma. Per il canone RAI, nessuna norma ha stabilito “diversamente”.

 

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