Specialmente durante le vacanze, quando i viaggi in macchina aumentano in misura esponenziale e la gente ha i soldi in tasca, sulle grandi strade suburbane di collegamento, tipo tangenziali e “raccordi anulari”, nonchè sulle strade statali, girano in continuazione carri attrezzi privati in cerca degli automobilisti “in panne”. Si tratta di veri e propri agguati a quei poveri disgraziati che sono fermi per un guasto e che farebbero meglio a chiudere la macchina e a tornare in città con mezzi di fortuna per far prelevare e riparare il veicolo dal proprio meccanico di fiducia.
Ma il cordone ombelicale che lega l’automobilista al proprio mezzo è troppo forte e si cade facilmente nell’agguato del carro attrezzi privato, che per 100 euro si offre di portare il veicolo da un meccanico convenzionato nei paraggi, non da altri meccanici. In realtà, questo meccanico è il “compare”, dal quale il proprietario del carro attrezzi prende sottobanco altri 100 euro per aver procurato il cliente, più esattamente il “pollo”, come viene chiamato nel gergo dei due compari. L’automobilista riceve poi un conto di 400 euro o, comunque, esorbitante, per la riparazione di un guasto che non è in grado di verificare e che presso un altro autoriparatore gli costerebbe un terzo. Ma in genere gli vengono anche addebitate riparazioni e lavori inesistenti. La possibilità di difendersi è solo teorica, in quanto l’articolo 2756 del Codice Civile consente all’autoriparatore di tenersi la macchina finchè non è stato saldato tutto il conto.

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