Le polizze vita sono spesso fonte di lamentele da parte degli assicurati per motivi vari. I problemi legati a queste polizze nascono quasi sempre all’inizio, ovvero quando al consumatore vengono illustrate le condizioni, innanzitutto per una mancanza di informazione adeguata da parte delle compagnie e dei loro intermediari, poi per la scarsa professionalità di diversi collocatori di polizze (spesso semplici impiegati bancari) esaltandone solo gli aspetti positivi e fornendo preventivi con ipotesi di rendimenti esagerati.
A volte non viene neanche rilasciata la obbligatoria “nota informativa” all’assicurato, ma da parte di quest’ultimo c’è anche un’eccessiva credulità e superficialità, poiché privilegia chi promette più soldi a scadenza, ma non considera che il contratto che sta per firmare è a lunga durata e che poi è inutile e sommamente svantaggioso ogni cambiamento “in corsa”. Infatti, è utile sapere che:
· bisogna evitare di modificare la polizza durante il decorso della stessa;
· bisogna portare a termine una polizza vita o integrativa pensionistica senza interrompere il pagamento delle rate e, anzi, pagando regolarmente le rate entro le scadenze;
· bisogna evitare di aumentare il premio da pagare se nella polizza non è previsto l’adeguamento automatico del premio;
· bisogna altresì evitare di chiedere il blocco dell’adeguamento del premio se è previsto l’adeguamento automatico;
· bisogna infine evitare di chiedere prestiti sul capitale di polizza se non negli ultimi due o tre anni di contratto.
Riscattare anticipatamente una polizza vita, specie nei primi anni dalla stipulazione, è una operazione molto penalizzante dal punto di vista economico. E’ meglio, se proprio non si hanno i soldi necessari, sospendere i pagamenti senza chiedere il riscatto della polizza che, per la parte relativa ai premi già versati, andrà a scadere con la naturale durata del contratto, continuando anche a rivalutarsi. Spesso, però, tra la data della sospensione del contratto e la sua scadenza possono passare 5, 10 o anche 20 anni ed è molto probabile che l’assicurato o i suoi eredi si dimentichino del credito vantato nei confronti della compagnia di assicurazione, perché non hanno più pagato le rate. In questo caso gli importi restano “a disposizione” del contraente o del beneficiario nelle casse delle compagnie, anche se la maggioranza di tali capitali caduti nel dimenticatoio resta di fatto acquisito dalla compagnia.
Sulla sospensione delle rate c’è ancora da dire che, di solito, l’intermediario assicura l’utente che può interrompere il pagamento dei premi quando vuole, senza subire perdite. Purtroppo, non è tutto così semplice e così vero, perché se vengono sospesi i pagamenti e la polizza viene riscattata alla fine del terzo anno si perde circa il 50 per cento di quanto pagato. Sui riscatti anticipati, che sono frequenti perché l’utente è disinformato e crede di riavere almeno il capitale versato, le compagnie fanno guadagni enormi. Se invece i pagamenti dei premi sono interrotti dopo la metà degli anni di durata della polizza, l’utente che la riscatta riceve quanto ha versato, ma senza interessi, lucrati dalla compagnia. In questi due casi la delusione dell’utente è forte, perché egli paragona quanto avrebbe ricevuto investendo i soldi, ma senza considerare che la compagnia ha coperto anche il rischio di morte, che non è avvenuta.
Alla scadenza della polizza, viene effettuata una trattenuta fiscale sulla differenza tra quanto pagato e quanto percepito, che è variabile secondo la durata della polizza. I premi pagati si possono comunque detrarre nella dichiarazione dei redditi fino a un certo limite da scalare direttamente sull’imposta IRPEF. In conclusione, con questa polizza non si diventa ricchi, ma se fatta bene e portata a scadenza è sicuramente meglio che lasciare i soldi in banca. Deve essere considerata una forma di risparmio forzoso che altrimenti non si riuscirebbe ad accantonare. Bisogna rivolgersi ad un professionista che sappia fare un “vestito su misura”, preferendo la polizza “caso morte” per salvaguardare la famiglia da difficoltà economiche e, per la parte previdenziale, preferendo la forma a “premio unico”: in questo modo, ogni anno si stabilisce la cifra che si ha a disposizione per la durata desiderata, che diminuisce ogni anno. Questa è la polizza più conveniente perché i caricamenti (spese generali della compagnia addebitate all’assicurato) sono molto più bassi e pertanto l’accantonamento è più elevato. Ma, essendo scarsamente remunerativa, pochissimi intermediari la propongono.

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