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di Erika Tomasicchio

Debutterà tra poche settimane e indicherà dov'è stato munto e trasformato il latte. Un’idea italiana, approvata con il silenzio assenso della Commissione europea, che mira a rendere trasparenti e tracciabili i latticini nostrani

Fermenti lattici, perché fanno bene?

Le nuove confezioni di latte con l’etichetta d’origine faranno la loro comparsa sugli scaffali dei supermercati dal 19 aprile 2017. Potremo conoscere il paese di mungitura, ma anche quello di lavorazione della materia prima di molti latticini come burro, yogurt e formaggi prodotti sul territorio nazionale. Prenderà così il via la sperimentazione italiana – fino al 31 marzo 2019 – sull’etichettatura, approvata dalla Commissione europea a metà ottobre con la procedura del silenzio-assenso allo schema di decreto interministeriale presentato dal nostro paese, in attuazione del regolamento 1169/2011. Ecco come saranno le confezioni e cosa cambierà per i consumatori.

L’etichetta sarà così. Da aprile avremo un aiuto in più per scegliere latte e derivati che mettiamo in tavola. Dal 19 di questo mese i prodotti dovranno sempre obbligatoriamente riportare in etichetta:

  • il paese di mungitura del latte;
  • il paese di condizionamento o trasformazione del latte.

Se il latte è stato munto, confezionato e trasformato, nello stesso paese, basterà una sola dicitura. Ad esempio "Origine del latte: Italia". Nel caso invece, la mungitura e la lavorazione siano state realizzate in diversi Paesi, si potranno usare le espressioni “miscela di latte di Paesi UE” o “latte condizionato o trasformato in Paesi UE” (o “non UE”, a seconda dei casi). Le indicazioni, stampate a caratteri indelebili, dovranno essere leggibili, e mai oscurate da altri elementi grafici o testuali.

Dove troveremo la nuova etichetta. L’indicazione di origine comparirà su tutti i tipi di latte, anche quello d’asina, vaccino, ovo-caprino e bufalino (fresco, Uht e sterilizzato) e sui prodotti lattiero- caseari preimballati tra cui: crema di latte, latticello, burro, yogurt, kefir, cagliate. Purché:

  • siano made in Italy (dove per made in Italy si intende il luogo di trasformazione);
  • siano destinati a essere venduti sul mercato nazionale. Niente etichetta d'origine, quindi, per latte e formaggi di importazione

La nuova dicitura non si applicherà neanche sui derivati del latte sfusi e pre-incartati al banco formaggi, in verità piuttosto diffusi. Né su prodotti biologici, Dop e Igp, la cui tracciabilità è già disciplinata.

Made in Italy al sicuro. L'Italia è il secondo paese europeo, dopo la Francia e insieme alla Lituania, a inviare a maggio scorso a Bruxelles – anche in seguito alle richieste degli allevatori - uno schema di decreto che prevede una sperimentazione biennale su un'etichetta di origine obbligatoria per il latte da bere e quello usato come ingrediente di prodotti lattiero- caseari. Scaduti tre mesi dalla notifica, senza che la Commissione abbia presentato obiezioni (come prevede il Regolamento 1169/2011, la proposta italiana può ora considerarsi approvata.

Il bisogno di trasparenza. Il placet Ue all’indicazione d’origine era molto atteso dagli italiani. Nove su dieci si sono mostrati interessati a conoscere la provenienza sia del latte fresco (95%) e a lunga conservazione (76%), ma anche dei suoi derivati come yogurt e formaggi (90,84%) nel corso della consultazione pubblica online sul tema, lanciata due anni fa dal ministero dell’Agricoltura, la quale raccolse 26.547 pareri. D’altronde in Italia siamo molto golosi di latticini. Nel solo 2015 – fa sapere l’Associazione dei coltivatori diretti – gli abitanti del belpaese hanno mandato giù una media di 48 kg di latte a persona. Sono anche al settimo posto tra i maggiori consumatori mondiali di formaggi, con 20,7 kg a testa all’anno, subito dopo francesi (25,9 kg), islandesi, finlandesi, tedeschi, estoni e svizzeri.