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Continua l’impegno di Coop per la riduzione dei pesticidi nei prodotti ortofrutticoli. In particolare la catena della grande distribuzione si è impegnata a eliminare il glifosato, il controverso erbicida che la Iarc nel 2015 ha classificato come potenzialmente cancerogeno.

Dopo ciliegie, melone e uva, Coop punta dritto a limitare sempre di più i residui nell’ortofrutta a marchio e ad estendersi anche alle clementine.

Secondo le stime, l’Italia risulta tra i primi Paesi europei nell’uso di pesticidi per ogni ettaro che viene coltivato, pesticidi che possono contaminare aria, suolo e acqua (a essere contaminate da sostanze tossiche con valori che spesso superano i limiti di legge sono soprattutto le acque superficiali e sotterranee) e finire negli alimenti.

I salumi fanno parte della tradizione alimentare italiana. Sono stati “inventati” dai nostri avi con lo scopo di conservare la carne che si otteneva in abbondanza soprattutto dopo la macellazione dei maiali in pieno inverno.

I nostri “salumieri” ci hanno tramandato l’arte di fare i salumi “crudi” (come il prosciutto, il salame, il capocollo, la lonza, le salsicce) e di quelli cotti (la coppa, il cotechino, mortadella, prosciutto cotto). Quello che veniva fatto nelle case è stato “copiato” prima dagli artigiani e poi dall’industria alimentare, che affinando le procedure di lavorazione sono riusciti ad ottenere degli eccellenti prodotti alimentari divenuti un nostro vanto e apprezzati in altri Paesi dove sono esportati.

In tema di tutela del consumatore, la Cassazione chiarisce che l’esclusione dell’obbligo di indicazione del termine minimo di conservazione si riferisce solo ai prodotti ortofrutticoli freschi che non abbiano subito tagli o trattamenti analoghi. Nel caso delle “puntarelle”, che, come si sa, costituiscono solo una parte del cespo della catalogna, l’inevitabile taglio a cui sono assoggettate per essere vendute in quanto tali fa scattare l’obbligo dell’indicazione del termine minimo di conservazione sulla confezione. Così l’ordinanza n. 27266 depositata il 24 ottobre 2019. 

Il documento preparato da Unione Italiana Food e Istituto Bambino Gesù per la salute del Bambino e dell’Adolescente. Un modello con 56 differenti proposte destinate a 4 specifiche fasce di età

VALENTINA ARCOVIO

Va fatta tutti i giorni e due volte al giorno, deve essere adeguata in base all'età, non deve appesantire e deve essere varia. La merenda non può e non deve essere lasciata al caso. Per questo oggi a Milano è stato presentato a riguardo un vero e proprio «Manifesto della merenda», messo a punto da Unione Italiana Food e Istituto Bambino Gesù per la salute del Bambino e dell’Adolescente.

In questo documento sono state presentate le «buone pratiche» e le otto parole chiave che descrivono la merenda dei bambini e ragazzi: quotidiana, adeguata, moderata, saziante, varia, dolce, salata e serena.

Il recente episodio di due turiste giapponesi che hanno dovuto esborsare a Roma oltre 400 euro per un pasto abbastanza frugale, è un ottimo stimolo per alcune considerazioni sui comportamenti da tenere quando mangiamo fuori casa. Ricordiamo che le regole per i ristoratori sono le stesse sia si tratti di una modesta trattoria di campagna, sia di un ristorante stellato.

Esistono sia regole che tutelano il nostro portafoglio, sia regole che ci garantiscono la salubrità del cibo. Dobbiamo anche tenere conto che abbiamo dei doveri nei confronti dei ristoratori che sono  quelli di rispettare il loro lavoro e, ovviamente, pagare il conto.

Come tutelare il nostro portafoglio