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I residui di sostanze chimiche (farmaci, ormoni, contaminanti ambientali, ecc.) negli alimenti di origine animale (carne, latte, uova e miele), sono una delle maggiori preoccupazioni dei consumatori. Tali preoccupazioni derivano anche da un’amplificazione e spesso anche da una deformazione delle informazioni che sono fornite dai media sull’argomento.

La realtà è però diversa. La normativa in materia d’impiego di farmaci e di qualità e sicurezza dei mangimi impone il rispetto di regole stringenti che di fatto comportano la produzione di alimenti di ottima qualità e privi di pericoli per i consumatori.

All’UNC è arrivata una richiesta di spiegazione sui motivi per cui alle volte il formaggio acquistato ammuffisce dopo pochi giorni. Cerchiamo di capire perchè. Le etichette degli alimenti riportano la data di scadenza che può essere tassativa  (da consumare entro….), oppure relativamente elastica  (da consumare preferibilmente entro…).

Le date di scadenza sono il frutto di studi, fatti dai produttori degli alimenti,  per stabilire per quanto tempo i loro prodotti mantengono le caratteristiche organolettiche (odore, sapore, colore, ecc.) e soprattutto la sicurezza. Generalmente le date si riferiscono a prodotti conservati nelle loro confezioni originali  e nelle condizioni ambientali ottimali (temperatura, umidità, illuminazione, ecc.).Nel caso dei salumi e dei formaggi riguardano la forma “integra”.

La domanda dei consumatori: è vero che le uova vanno evitate perché contengono molto colesterolo e quindi fanno aumentare il rischio di malattie del cuore e dei vasi sanguigni?

La risposta di Marcello Ticca, nutrizionista e dietologo

Questa è l’opinione ampiamente diffusa a tutti i livelli da decenni, una opinione che ha fatto sì che le uova diventassero il vero simbolo di come un alimento possa essere ingiustamente demonizzato.

È noto che quando la quantità di colesterolo presente nel sangue (colesterolemia), e in particolare quella del colesterolo trasportato nelle lipoproteine a bassa densità (ldl e vldl), raggiunge valori elevati, aumenta il rischio che si verifichino danni di tipo aterosclerotico a carico di importanti arterie e organi vitali, tali da facilitare (soprattutto se in presenza di ulteriori fattori di rischio quali fumo, eccesso di peso, sedentarietà, ecc.) la comparsa di gravi malattie.

Come consumatori siamo sempre più attenti e informati, ma sul tema della salute alimentare è necessario diventare ancora più consapevoli.

Certo, noi consumatori dovremmo essere garantiti da regole e controlli a monte su materiali oggetti che entrano a contatto con ciò che mangiamo, ma in un contesto globalizzato in cui la catena di approvvigionamento alimentare coinvolge l’intero pianeta, anche gli utenti sono chiamati a un ruolo attivo. “La sicurezza del cibo è affare di tutti” ribadisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Ogni anno aumentano le allerte sanitarie dovute a migrazione di sostanze pericolose per la salute dai materiali agli alimenti causando, come dice  l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare)  l’effetto cocktail delle sostanze chimiche.

Allora partiamo dall’ABC e conosciamo cosa sono i MOCA, a cosa serve il marchio bicchiere/forchetta quali sono le normativa di riferimento.

E’ passato del tempo da quando Alì Babà ordinava di aprire la porta del suo covo con la formula magica “Apriti sesamo”. Forse sin da allora le popolazioni arabe consumavano abitualmente il prezioso seme per le sue importanti proprietà nutrizionali e magari anche per la sua disponibilità. Il sesamo si ottiene da una pianta erbacea diffusa e coltivata in Asia (Cina, India e Birmania sono i principali produttori), in Africa (soprattutto il Sudan) e anche nel nostro Paese in Sicilia.

Ha un valore calorico molto alto (circa 570 kcalorie per 100 grammi) dovuto alla presenza di circa il 50 % di acidi grassi nella maggioranza insaturi. Interessante è il contenuto proteico (poco più del 20 %) e della fibra (intorno al 12%). E’ quindi ricco degli onnipresenti e tanto decantati antiossidanti che lo hanno trasformato da un alimento comune a un prezioso costituente della nostra dieta.