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Italiani tradizionalisti a tavola. A loro agio solo quando mangiano cibo italiano. Tanto che uno su due non ha mai provato cibi “etnici” – con l’eccezione dei giovani, che sono più aperti. Allo stesso tempo, però, per un italiano su due le abitudini alimentari sono destinate a cambiare da qui a dieci anni. In quale senso? Non tanto nella direzione dell’aumento dei cibi etnici né perché mangeremo davvero insetti: aumenterà – questa la convinzione espressa da molti – soprattutto il consumo di alimenti biologici, di cibi funzionali quali i senza glutine e i senza lattosio, e di prodotti a km zero.

Le tossinfezioni alimentari si contraggono a seguito del consumo di cibo contaminato con microrganismi e/o di tossine da essi prodotti. Esistono circa 250 microrganismi tra virus, batteri e parassiti in grado di provocarle e ogni anno, nella sola Unione Europea, sono segnalati circa 500.000 casi. I sintomi più comuni sono febbre, vomito e diarrea. Nella stragrande maggioranza dei casi il decorso è benigno, ma quando ad essere colpite sono persone che hanno altri gravi problemi di salute, si può anche avere la morte.

Arriva l’obbligo di origine in etichetta per il pomodoro. Sughi, conserve e salse dovranno indicare in etichetta il paese di coltivazione e quello di trasformazione del pomodoro. Solo se tutte le operazioni avvengono in Italia si potrà scrivere in etichetta: “Origine del pomodoro: Italia”. Nei giorni scorsi il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina e il Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda hanno infatti firmato il decreto interministeriale per introdurre l’obbligo di indicazione dell’origine dei derivati del pomodoro.

Buone notizie: vinta la sfida per ottenere più informazioni in etichetta! Dal 5 aprile 2018, infatti, sarà applicabile in Italia l'obbligo di indicare sull' etichetta dei prodotti alimentari la sede e l' indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento.

La nuova normativa (pubblicata in Gazzetta ufficiale la scorsa settimana) prevede un periodo transitorio per lo smaltimento delle etichette già stampate senza questa informazione. Poi si dovrà indicare la località ove si trova lo stabilimento stesso e anche del suo indirizzo, qualora l'indicazione della località non sia sufficiente ad indentificare in modo agevole l’mpianto produttivo.

Scatta definitivamente l’obbligo di indicare obbligatoriamente in etichetta l’origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari come burro, formaggi, yogurt. È scaduto infatti il termine di 180 giorni fissato per smaltire le confezioni etichettate con il vecchio sistema. Il decreto relativo all’Indicazione dell’origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari, è stato approvato congiuntamente dai ministri delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, e dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, per dare attuazione al regolamento (UE) n. 1169/2011.