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In questi giorni di emergenza da Coronavirus in cui la raccomandazione è quella di stare a casa e ridurre le uscite per fare la spesa, saper gestire il proprio frigorifero diventa ancor più importante. Non ammassare il cibo e piuttosto disporlo correttamente consente di conservarlo al meglio ed evitare così anche sprechi. 

In Italia, circa il 50% dello spreco generato nell’intera filiera agroalimentare avviene tra le mura domestiche. Una delle ragioni di tanto spreco è dovuto alla mal conservazione degli alimenti. Molti non sanno come suddividere il cibo in frigorifero e questo comporta una sua più rapida degradazione. Ogni prodotto, infatti, dovrebbe essere riposto nel giusto scompartimento del frigorifero ad una precisa temperatura per conservare  le sue caratteristiche e evitare che vada a male troppo presto.

Salmonella e Campylobacter stanno diventando più resistenti agli antibiotici. Molti batteri della Salmonella presentano multi-farmaco resistenza. L’ultimo studio dell’Efsa e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie sull’antibiotico-resistenza in Europa

Sabrina Bergamini

Le infezioni da batteri trasmessi dagli alimenti diventano più difficili da curare a causa della resistenza agli antibiotici. Per questo l’antibiotico-resistenza è considerata uno dei problemi più rilevanti della sanità pubblica e una minaccia presente e futura per la salute pubblica, animale e umana.

L’Italia chiede che sia esteso l’obbligo di origine delle materie prime in etichetta a tutti gli alimenti. La lettera dei ministri italiani all’Ue

Elena Leoparco

 “Abbiamo bisogno di scelte coraggiose, se vogliamo ridare slancio all’azione dell’Europa a partire dall’attuazione del Green deal e della nuova Politica agricola comune post 2020. Due sfide cruciali che ne incrociano un’altra: la trasparenza delle informazioni in etichetta. Sono aspettative alle quali è nostro dovere rispondere perché riteniamo che la piena informazione sia un diritto dei cittadini”.

È quanto scrivono la Ministra delle Politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, e dal Ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, nella lettera inviata ai Commissari Ue alla salute, Stella Kyriakides, e all’agricoltura, Janusz Wojciechowski.

Come detto nella precedente puntata, la faccenda delle etichette alimentari è stata brillantemente risolta con il Regolamento 1169/2011 chiedendo alle aziende alimentari di “etichettare” i propri prodotti con precise indicazioni sul valore nutrizionale espresso per 100 grammi di prodotto. Cos’avrà pensato dunque l’Italia?

Il nutri-inform italiano

(continua…) Nella scorsa puntata, ricorderete, abbiamo parlato del sistema dei semafori inglesi e del nutri-score francese per “migliorare” le etichette alimentari. Ma anche il nutri-score francese non è stato gradito dal nostro BelPaese: pertanto in Italia si è pensato ad una rappresentazione grafica migliore, informativa, non direttiva e non discriminatoria, tanto che le è stato dato il nome “nutri-inform”. Informazione contro score, dunque.

La faccenda delle etichette alimentari è stata brillantemente risolta con il Regolamento 1169/2011 chiedendo alle aziende alimentari di “etichettare” i propri prodotti con precise indicazioni sul valore nutrizionale espresso per 100 grammi di prodotto. Se di quel prodotto vengono indicate l’entità delle porzioni o delle unità di consumo, è consentita, ad integrazione, una dichiarazione nutrizionale per porzione o per unità di consumo. I cittadini, che, confusi sì, ma cretini non sono, possono semplicemente leggere le etichette per capire quanto incide la porzione di prodotto che si sta consumando, sulla intera giornata calorica, il cui fabbisogno è indicato col numero medio di 2000 kcalorie.  I parametri critici espressi in etichetta sono l’energia (kcal), e i grassi totali, i grassi saturi, gli zuccheri e il sale.