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di Erika Tomasicchio

Debutterà tra poche settimane e indicherà dov'è stato munto e trasformato il latte. Un’idea italiana, approvata con il silenzio assenso della Commissione europea, che mira a rendere trasparenti e tracciabili i latticini nostrani

Ritorna l'obbligo di indicare lo stabilimento di produzione o di confezionamento nell'etichetta degli alimenti. Oggi, il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto attuativo ad hoc. A renderlo noto è il ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali con una nota, ricordando che l'obbligo, già previsto dalla legge, era stato abrogato in seguito al riordino delle norme europee in materia di etichettatura alimentare.

L’organizzazione “Grano Salus” ha condotto una indagine sulla presenza di Cadmio, glifosato e Deossivalenolo (DON) in diverse paste in commercio in Italia. Il Cadmio è un elemento minerale presente naturalmente nell’ambiente e che può essere assorbito nelle piante ed eventualmente essere presente anche nei semi del frumento. Il DON è una micotossina naturale che si forma a seguito dello sviluppo di muffe in particolari condizioni ambientali quali un elevato tasso di umidità e una temperatura ambientale alta.

Indicazione d’origine obbligatoria dal prossimo aprile per latte e formaggi. Dal 19 aprile entra infatti in vigore l’obbligo di introdurre in etichetta l’indicazione dell’origine per i prodotti lattiero-caseari. Sono esclusi solo i prodotti Dop e Igp che hanno già disciplinari relativi all’origine e al latte fresco già tracciato.

In commercio è possibile acquistare olio extravergine di oliva ed olio vergine di oliva. Le differenze sostanziali sono l’acidità (che si misura con semplici esami di laboratorio) e le caratteristiche organolettiche che vengono valutate da panel di esperti “assaggiatori”.