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Per frutti di mare “selvaggi” intendiamo vongole, cozze, telline, cannolicchi, lumache ecc. che troviamo lungo la riva del mare o attaccati agli scogli in prossimità delle coste. Sono molte le persone che si dedicano alla raccolta di questi prodotti e poi ovviamente li mangiano cucinandoli in vario modo, ma anche crudi. I frutti di mare possono però presentare delle insidie di natura chimica e microbiologica e ciò dipende dal loro modo di alimentarsi.

Durante le vacanze estive si registra un aumento delle tossinfezioni alimentari, ovvero da quelle malattie provocate dal consumo di alimenti deteriorati. La causa di queste “impennate” è legata alle condizioni ambientale di temperatura e di umidità elevate che favoriscono sia lo sviluppo di microrganismi (batteri e muffe in particolare), sia alcune reazioni chimiche e biochmiche.

La domanda dei consumatori: è vero che il limone disinfetta i frutti di mare?

La risposta di Marcello Ticca, nutrizionista e dietologo

È una credenza tanto diffusa (e potenzialmente pericolosa) quanto assolutamente falsa. Infatti il succo di limone non possiede proprietà antimicrobiche o disinfettanti, e non può in alcun modo servire a sterilizzare. Il problema riguarda essenzialmente i molluschi bivalvi o lamellibranchi, classe che comprende circa 13.000 specie prevalentemente marine, quali cozze, vongole, telline, ostriche, fasolari, tartufi di mare, datteri di mare, ecc. ecc.

In Italia un bambino su cinque soffre di obesità infantile. E in generale è proprio nei paesi del Mediterraneo che i tassi di obesità dei minori sono più alti. L’Italia conta il 21% di bambini obesi o in sovrappeso. I dati sono della Childhood Obesity Surveillance Initiative (2015-17) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e sono stati rilanciati oggi dall’associazione WAidid che sottolinea la dimensione del problema, più accentuata per i bambini rispetto alle bambine. Una buona notizia c’è: i bambini obesi e in sovrappeso in Italia sono diminuiti del 13% di dieci anni, secondo quanto rilevato dal Sistema di Sorveglianza Okkio alla SALUTE, promosso dal Ministero della Salute/CCM (Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie) coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità.

La carne di pollo contiene più ormoni?

L’utilizzo degli ormoni è vietato dalla legge, non vengono mai impiegati negli allevamenti italiani di polli e tacchini e non c’è dunque alcun rischio di trovare residui di queste sostanze nel pollo che portiamo a tavola. Lo confermano ogni anno anche le migliaia di controlli a campione svolti nell’ambito del Piano Nazionale Residui coordinato dal Ministero della Salute. L’utilizzo di queste sostanze, vietato da norme europee, risulterebbe inoltre inutile poiché, essendo il ciclo di vita dei polli di allevamento breve, l’eventuale utilizzo di queste sostanze non avrebbe alcun effetto sulla crescita, anzi risulterebbe antieconomico per l’allevatore.

Fonte: Unaitalia (Unione Nazionale Filiere Agroalimentari delle Carni e delle Uova)