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A essere fermati due uomini, beccati a trasportare uva. La polizia giudiziaria esegue l’arresto per quasi flagranza di reato. Il provvedimento è ritenuto legittimo dalla Cassazione, che smentisce la valutazione opposta data dal Tribunale. La frutta si presentava ancora verde e fresca e questo dettaglio rende palese, secondo i Giudici, l’immediatezza del controllo rispetto alla condotta.
Frutta rubata. Beccati a trasportare frutta – uva, per la precisione – rubata. Per i due ladri scatta l’arresto, legittimo poiché avvenuto in quasi flagranza del reato, certificata anche dalla freschezza del prodotto (Cassazione, sentenza n. 11000/20, sez. V Penale, depositata il 1° aprile).

Annamaria Villafrate 

Per la Cassazione, non c'è nessun intento discriminatorio nelle regole sull'etichettatura e il confezionamento del pane precotto, solo la volontà di tutelare il consumatore

Pane precotto e rispetto delle norme sull'etichettatura

Con l'ordinanza n. 14712/2020 (sotto allegata) la Cassazione delinea le ragioni che differenziano la disciplina del pane fresco da quello precotto, chiarendo che le regole sull'etichettatura e il confezionamento del pane precotto non sono stabilite per discriminare chi produce questo tipo di pane rispetto al fresco, ma solo per informare il consumatore sul processo produttivo del prodotto acquistato.

Quando nelle nostre case mettiamo a cuocere la frutta alla quale aggiungiamo dello zucchero e magari anche della pectina per favorire l’addensamento noi tutti siamo convinti di apprestarci a fare una marmellata, però nella maggior parte dei casi sbagliamo denominazione e non lo sappiamo. A livello domestico possiamo tranquillamente evitare di scrivere sul barattolo l’esatta definizione della “marmellata” che stiamo preparando, ma quando la compriamo corriamo il rischio di perderci e di non capire bene cosa contiene la “confezione” di frutta conservata è reale.

Questo dipende dal fatto che la produzione e l’etichettatura delle “marmellate” è regolamentata dalla Direttiva CEE 79/693  recepita dopo “soli” tre anni nel nostro Paese con il DPR 8.6.82.

Durante i mesi di chiusura per la pandemia da Coronavirus gli acquisti di alcuni integratori alimentari sono schizzati. In primis la vitamina C (+237%). Come si sono comportati gli italiani? Sono efficaci come difesa dal Covid-19 e dalle sindromi influenzali? Ne abbiamo parlato con il Presidente di FederSalus, Zanardi e con la ricercatrice del Crea Laura Rossi

Silvia Biasotto

Sotto lockdown i consumi degli italiani di integratori alimentari sono cambiati sperimentando un vero e proprio boom di tutte quelle categorie legate all’aumento delle difese immunitarie. Durante il primo quadrimestre 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, l’acquisto di supplementi a base di vitamina C è cresciuto del ben 237,8%.

I dati si leggono nella V Indagine di settore “La filiera italiana dell’integratore alimentare” elaborata dal Centro Studi FederSalus. I prodotti per il benessere respiratorio e gli immunostimolanti hanno registrato a due cifre importanti: rispettivamente del 75,2% e del 64,5%.

In estate aumentano i casi di disturbi gastrointestinali causati da alimenti contaminati da microrganismi o da sostanze tossiche prodotte  dagli stessi microrganismi, genericamente chiamate tossinfezioni alimentari.

Con l’aumento della temperatura i microrganismi trovano le condizioni ambientali ideali per il loro sviluppo e se gli alimenti vengono lasciati anche per solo qualche ora al caldo estivo possono trasformarsi in autentici “fermentatori” di batteri potenzialmente pericolosi.
Fortunatamente le tossinfezioni provocate dagli alimenti contaminati nella maggior parte dei casi sono caratterizzate da disturbi gastrointestinali di modesta gravità (vomito, diarrea, spossatezza, ecc.) che si risolvono in uno – tre giorni. Sono però molto fastidiose e possono rovinarci le vacanze.