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L’olio di oliva, e in particolare quello extravergine (EVO), è considerato un elemento fondamentale della dieta mediterranea. E’ molto diffusa la convinzione che la produzione nazionale sia sufficiente a coprire i nostri fabbisogni, ma, purtroppo, la situazione è completamente differente e siamo costretti a importarne circa il 50 % da altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Il nostro olio proviene da olivicoltura tradizionale che permette di ottenere un prodotto qualitativamente elevato, ma i costi di produzione sono più alti.

Gli zuccheri sono di fondamentale importanza per la nostra alimentazione, ma un consumo eccessivo è dannoso per la nostra salute è può essere causa diretta del sovrappeso e dell’obesità e, indirettamente, di serie malattie metaboliche come il diabete. E’ molto diffusa l’opinione che la causa principale di tutti i guai sia zucchero comune (saccarosio) che consumiamo attraverso cibi confezionati come biscotti, merendine, bevande gassate, ecc.  considerate spesso nella categoria del “cibo spazzatura”.

Scatta l’obbligo di indicare in etichetta lo stabilimento di produzione o confezionamento degli alimenti. È quanto rende noto Coldiretti nell’annunciare l’entrata in vigore, da domani, del Decreto Legislativo 15 settembre 2017 n. 145, dopo 180 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Il Decreto reca la Disciplina dell’indicazione obbligatoria in etichetta della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento.

Anche se la coltivazione degli ulivi per la produzione di olio è ancora confinata nel Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, altri Paesi, e in particolare la Cina, l’Australia e gli Stati Uniti stanno mettendo a dimora milioni di piante e non è difficile prevedere che nei prossimi anni saranno in grado di produrre l’olio che adesso importano. 

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali con un DM ha introdotto, a titolo sperimentale l’obbligo di indicazione dell’origine dei derivati del pomodoro. Il DM è provvisorio perché la sua definitiva applicazione è subordinata a un “via libera” che dovrà essere rilasciato dalla Unione Europea. Il Ministro Martina, nel presentare il provvedimento, ha fatto rilevare  che le nuove etichette aiuteranno a rafforzare i rapporti tra chi produce e chi trasforma e in questo modo si tutelano non solo i nostri prodotti, ma anche il lavoro delle nostre aziende e i consumatori.