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E’ molto diffusa l’idea che esistano cibi che possono essere mangiati tranquillamente e altri che invece debbano essere guardati con diffidenza e definiti come “spazzatura”. I cibi  “semplici” cucinati in casa o prodotti artigianalmente sono considerati salutari e da consumare con tranquillità.

Alla categoria denigrata sono associati prevalentemente cibi e bevande industriali, accusati di essere “ipercalorici”, ricchi di sale e imbottiti di sostanze chimiche, ma anche i cibi e le bevande serviti nei “fast food”.

I nuovi alimenti industriali, come i “surrogati” vegetali degli alimenti di origine animale (bevande alla soia, avena, riso, ecc.) oppure gli hamburger, gli straccetti, le bistecche vegetariane sono invece visti con una certa simpatia. Anche gli alimenti industriali “senza” qualche cosa sembrano godere della fiducia dei cittadini.

Legambiente ha presentato il Dossier “Stop pesticidi”. Nella frutta la maggior parte dei campioni regolari multiresiduo: l’89,2% dell’uva da tavola, l’85,9% delle pere e l’83,5% delle pesche sono campioni regolari con almeno un residuo

Francesca Marras

Boscalid, Dimethomorph, Fludioxonil, Acetamiprid, Pyraclostrobin, Tebuconazole, Azoxystrobin, Metalaxyl, Methoxyfenozide, Chlorpyrifos, Imidacloprid, Pirimiphos-methyl e Metrafenone, sono questi i pesticidi più diffusi negli alimenti in Italia, per la maggior parte fungicidi e insetticidi utilizzati in agricoltura.

È quanto emerso dal dossier Stop Pesticidi, realizzato da Legambiente, in collaborazione con Alce Nero, e presentato questa mattina.

Si può ragionevolmente affermare che l’attuale sistema di produzione e di controllo degli alimenti ne garantisce un elevato grado di sicurezza. I problemi possono invece sorgere in fase di distribuzione e, ancor di più, nella gestione in cucina e nel momento del consumo.

In particolare, i prodotti ittici hanno un ottimo valore nutrizionale e rappresentano uno dei capisaldi della dieta mediterranea; nello stesso tempo sono “vulnerabili” e, se mal gestiti, possono presentare dei pericoli.

Proprio per aiutare i consumatori a capire quali possono essere i possibili inconvenienti legati al consumo dei prodotti ittici e, soprattutto, come evitarli, il prof. Agostino Macrì e il veterinario, prof. Gianluigi Valsecchi, hanno scritto a 4 mani il volume Come gestire il pesce in sicurezza (Point Veterinaire Editore).

Sono passati più di due anni da quando è entrato in vigore il Regolamento europeo per la riduzione della presenza di acrilammide negli alimenti. Si tratta di un contaminante valutato dall’EFSA e considerato come potenziale cancerogeno per i consumatori in tutte le fasce di età (1).

La sostanza si forma a seguito della reazione di Maillard tra l’asparagina (un amminoacido) e gli zuccheri che inizia a temperature superiori a 120 ° C; la velocità di formazione è direttamente proporzionale alle temperatura con picchi sopra i 250 °C. Gli alimenti maggiormente suscettibili di contaminazione sono quelli ricchi di carboidrati (cereali, patate, caffè) e che subiscono trattamenti termici anche molto spinti come nei forni o nella tostatura.

Dei 7 campioni di spaghetti con tracce di glifosato al di sotto dei limiti di legge, 6 impiegano grano proveniente anche da Paesi extraeuropei (Divella, Esselunga, Eurospin, Garofalo, Lidl e Rummo) e uno pastifica con grano 100% italianoDei 7 campioni di spaghetti con tracce di glifosato al di sotto dei limiti di legge, 6 impiegano grano proveniente anche da Paesi extraeuropei (Divella, Esselunga, Eurospin, Garofalo, Lidl e Rummo) e uno pastifica con grano 100% italianoFrancesca MarrasSono sette su 20 i marchi di spaghetti analizzati dal mensile Il Salvagente che contengono tracce di glifosato. Una presenza significativa che rileva ancora di più se si considera che nel precedente test, pubblicato nel novembre 2018, furono solo 2 i campioni di pasta contaminati dall’erbicida, classificato come “probabile cancerogeno” dalla Iarc dell’Oms.