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Sarà finalmente possibile conoscere il nome delle aziende che importano gli alimenti dall’estero. Lo ha deciso il Consiglio di Stato che nel suo pronunciamento del 6 marzo 2019 ha eliminato i segreto sui dati dei flussi commerciali del latte e dei prodotti lattiero caseari oggetto di scambio intracomunitario e provenienti dall’estero detenuti dal Ministero della Salute. Il pronunciamento permetterà così un più tempestivo intervento in caso di allarmi alimentari che provocano turbative sul mercato ed preoccupazione nei consumatori. 

Riduzione dei gas serra, produzione di cibo cruelty free senza rinunciare alle proteine animali, sono tra le motivazioni dietro l’ultimo ritrovato delle mode alimentari: la carne sintetica, prodotto che – secondo alcune previsioni – potrebbe arrivare sulle nostre tavole a partire dal 2020. Sono infatti molti i laboratori che da diversi anni nel mondo stanno lavorando su questo progetto, presentato ufficialmente in pubblico nel 2013 con l’assaggio del primo hamburger prodotto in laboratorio. Presentazione avvenuta peraltro con un certo successo, dato che chi lo ha assaggiato dichiarò che aveva un gusto intenso(anche se non molto succoso per l’assenza di lipidi) e paragonabile a quello della carne.

Il Regolamento 1169/2011 sulle “Informazioni ai consumatori” impone ai produttori di indicare sull’etichetta degli alimenti l’eventuale presenza di “nanomateriali”. Attualmente non ci sono molte applicazioni pratiche, ma si tratta di un settore in cui si acquisiscono sempre nuove conoscenze e nel futuro potrebbero esserci degli importanti sviluppi. Dell’argomento si è parlato il 18 febbraio 2019 in un Convegno organizzato presso l’Istituto Superiore di Sanità; si sono ottenute importanti informazioni che sono di seguito riportate.

Diversamente da ciò che avviene nei Paesi in via di sviluppo, dove le perdite di cibo nella fase del consumo sono in sostanza nulle, nei Paesi come il nostro le perdite maggiori avvengono nella fase del consumo.

In Italia, circa il 50% dello spreco generato nell’intera filiera agroalimentare avviene tra le mura domestiche. Una delle ragioni di tanto spreco è dovuto alla mail conservazione degli alimenti. Molti non sanno come suddividere il cibo in frigorifero e questo comporta una sua più rapida degradazione. Ogni prodotto, infatti, dovrebbe essere riposto nel giusto scompartimento del frigorifero ad una precisa temperatura per conservare  le sue caratteristiche e evitare che vada a male troppo presto.

I residui di sostanze chimiche (farmaci veterinari, contaminanti ambientali, ormoni anabolizzanti, metalli pesanti, pesticidi, micotossine) preoccupano molto i cittadini. Non tutti sanno però che esiste un sistema di controllo molto articolato e che questo pericolo è estremamente limitato se non inesistente. Ogni anno viene effettuato un piano di monitoraggio per verificare il numero di irregolarità e regolarmente si viene a sapere che oltre il 99,5 % dei campioni esaminati è regolare.